Puglia

per la Corte “omicidi pianificati e prove convergenti”


BRINDISI – Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 27 novembre, la Corte d’Assise d’Appello ha confermato l’ergastolo nei confronti dei fratelli Cosimo Morleo, 60 anni, ed Enrico Morleo, 59 anni, ritenuti responsabili degli omicidi degli imprenditori Salvatore Cairo e Sergio Spada. Il collegio, presieduto da Teresa Liuni (a latere Francesco Ottaviano), ha confermato l’impianto accusatorio già riconosciuto in primo grado dalla Corte d’Assise di Brindisi, presieduta dal giudice Maurizio Saso, escludendo però l’aggravante del metodo mafioso. Resta invece quella della premeditazione, ritenuta pienamente provata.

Un quadro probatorio ritenuto solido

Nel provvedimento, i giudici evidenziano la solidità e la coerenza del quadro probatorio, costruito attraverso una pluralità di elementi ritenuti convergenti. La responsabilità dei due imputati viene ricondotta a un disegno criminoso unitario, maturato nel tempo e caratterizzato da una precisa ripartizione dei ruoli. Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte, Enrico Morleo avrebbe agito come esecutore materiale, mentre Cosimo Morleo avrebbe avuto una funzione direttiva e organizzativa. Le versioni difensive sono state ritenute non idonee a incrinare l’impianto accusatorio.

Il delitto Cairo

Per quanto riguarda l’omicidio di Salvatore Cairo, avvenuto il 6 maggio 2000, i giudici sottolineano come il luogo del delitto (una legnaia riconducibile a Cosimo Morleo nella zona industriale di Brindisi) non sia stato casuale, ma funzionale alla gestione dell’azione e alle successive fasi di occultamento. Particolare rilievo assume la distruzione del cadavere, elemento considerato indicativo di una condotta pianificata e non improvvisata. La versione fornita da Enrico Morleo, che ha ammesso solo questa fase negando l’omicidio, è stata ritenuta inattendibile alla luce dei riscontri raccolti.

L’omicidio Spada 

Analoga valutazione viene fatta per il delitto di Sergio Spada, ucciso il 19 novembre 2001 dopo essere stato sequestrato mentre rientrava a casa, al rione Casale. La Corte evidenzia la presenza di una sequenza ben organizzata: dal sequestro all’uccisione con un colpo di pistola alla nuca, fino all’abbandono del cadavere lungo la superstrada per Lecce, nei pressi del rione Sant’Elia. Un’azione ritenuta compatibile con una pianificazione preventiva e con l’intento di ridurre i rischi di identificazione.

Il lavoro investigativo sui cold case

Ampio spazio viene dedicato anche all’attività investigativa che ha consentito di riaprire e risolvere due casi rimasti senza colpevoli per circa vent’anni. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Brindisi guidata da Vincenzo Zingaro e coordinate dal pm della Dda di Lecce Milto Stefano De Nozza, che ha sostenuto l’accusa anche in appello insieme alla procuratrice generale Maria Rosaria Micucci, hanno permesso di costruire un impianto ritenuto affidabile grazie a riscontri incrociati e indipendenti. Secondo i giudici, il tempo trascorso non ha compromesso la ricostruzione dei fatti, resa possibile da un lavoro investigativo definito accurato e sistematico.

Esclusa l’aggravante mafiosa

Uno dei punti di divergenza rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’aggravante del metodo mafioso, che la Corte d’Appello ha escluso per insufficienza di elementi. Resta invece la premeditazione, desunta dalla preparazione delle azioni, dalla scelta dei luoghi e dalla modalità esecutiva dei delitti, considerati indicativi di una volontà omicidiaria maturata nel tempo.

Difese e prossimi sviluppi

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giacinto Epifani, Vito Epifani, Luca Leoci ed Elvia Belmonte.
I familiari delle vittime, costituiti parte civile, sono assistiti dagli avvocati Emanuela Sborgia, Maurizio Scardia, Karin Pantaleo, Giuseppe Guastella, Vincenzo Farina e Oreste Nastari. I fratelli Morleo hanno sempre sostenuto la propria innocenza. La difesa valuterà ricorso in Cassazione, ultimo (eventuale) passaggio giudiziario di una vicenda che ha segnato profondamente la storia recente di Brindisi.

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