Veneto

Beata Eustochio, inizia la causa per scoprire le prove della santità


L’inchiesta diocesana per la causa di canonizzazione di Beata Eustochio, al secolo Lucrezia Bellini, prenderà il via sabato 9 maggio alle 11 al Duomo, proprio dove riposano i resti della monaca nata a Padova nel 1444 e morta nel monastero benedettino di San Prosdocimo solo venticinque anni dopo. 

Lo scorso ottobre è stato pubblicato il volume “Beata Eustochio. Storia e attualità di Lucrezia Bellini (1444-1469)”, curato dal benedettino Christian Gabrieli, postulatore diocesano della causa di canonizzazione. Un testo che traccia la biografia dopo un lavoro di raccolta di fonti manoscritte, cronache processuali e testimonianze archivistiche, per ricostruire con oggettività la vita e gli eventi straordinari legati alla vita di questa monaca, di cui ora si riapre la causa di canonizzazione.

Il volume, con la prefazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, e la presentazione del vescovo di Padova Claudio Cipolla, rappresentava un ulteriore tassello nel percorso che porta ora alla riapertura della causa di canonizzazione.

Durante la mattinata di sabato, è in programma una liturgia della Parola, seguita dall’intervento del vescovo Cipolla. Poi, il momento dei giuramenti: davanti all’assemblea presteranno impegno i membri del tribunale ecclesiastico che seguirà la fase diocesana, con monsignor Tiziano Vanzetto delegato episcopale, monsignor Antonio Oriente promotore di giustizia, la notaio Cristina Pallaro e la notaio aggiunto Maria Rocca. Giureranno inoltre il postulatore diocesano, il benedettino Christian Gabrieli, e la vicepostulatrice Giovanna Alchini.

La vita di Beata Eustochio

Lucrezia Bellini nacque giorno imprecisato del 1444 a Padova, figlia illegittima di Maddalena Cavalcabò, monaca del monastero di San Prosdocimo, e di Bartolomeo Bellini. Ancora bambina, fu affidata al monastero, dove decise di rimanere anche dopo la fuga di molte altre monache, avvenuta in seguito all’uccisione della badessa. Qui scelse di prendere i voti, scegliendo il nome di Eustochio. La sua vita monastica fu caratterizzata da costanti avversioni nei suoi confronti; tuttavia, la religiosa venne ricordata per la sua pazienza, speranza, carità e fede in Dio. 

La sua causa di canonizzazione si apre dopo la sua beatificazione equipollente, ossia attraverso il riconoscimento e la conferma del culto da parte del papa, avvenuta nel 1760, da parte di papa Clemente XIII. 


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