Trump: “Nessun aiuto in Iran. Via le truppe Usa dall’Italia”
La minaccia di Donald Trump di colpire i «cattivi» della Nato che non lo hanno aiutato nella guerra in Iran si allarga dalla Germania all’Italia e alla Spagna. A chi gli chiedeva nello Studio Ovale se prenderebbe in considerazione anche per Roma e Madrid l’ipotesi di una riduzione delle truppe ha risposto «probabilmente». Aggiungendo che «l’Italia non è stata di alcun aiuto» e «la Spagna è stata terribile. È la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose con garbo». E aggiunge: «Guardate il livello di assistenza che stanno fornendoall’Ucraina. Hanno creato un disastro in Ucraina: un caos totale. In Italia si trovano 13mila soldati americani in varie basi, in Spagna 4 mila. Il ministro della Difesa Guido Crosetto commenta a caldo: «Non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani».
Trump intanto riunisce i generali e lancia un nuovo avvertimento sull’Iran, alla vigilia della scadenza oggi dei 60 giorni dopo i quali serve l’ok del Congresso per proseguire il conflitto. Il presidente ha ricondiviso su Truth un’immagine generata dall’IA con il messaggio «The storm is coming», la tempesta sta arrivando, accompagnata dalla frase «niente può fermare ciò che sta arrivando». Ha poi esibito una mappa dello Stretto di Hormuz, rinominato lo Stretto di Trump. Secondo Axios, ieri il tycoon ha messo in agenda un aggiornamento sulle nuove potenziali azioni militari contro la Repubblica islamica dai comandanti, a partire dall’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, a conferma che sta seriamente considerando la ripresa delle operazioni per superare lo stallo negoziale e sferrare il colpo finale prima di porre fine alla guerra. E il Capo dello Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine (indicato tra i partecipanti all’incontro) ha spiegato al Senato che il presidente russo Vladimir Putin sta sostenendo lo sforzo bellico dell’Iran: «C’è assolutamente un’attività in corso». Tra le ipotesi americane, come hanno spiegato tre fonti informate al sito, la conquista di parte di Hormuz per riaprirlo alla navigazione commerciale, un blitz per mettere in sicurezza l’uranio iraniano altamente arricchito e attacchi «brevi e potenti» che probabilmente includeranno obiettivi infrastrutturali, per sbloccare la situazione.
Mercoledì, Trump ha detto ad Axios di ritenere il blocco navale contro l’Iran «un po’ più efficace dei bombardamenti», e secondo due fonti, lo considera la principale leva negoziale, ma prenderebbe in considerazione un’azione militare se il nemico non dovesse cedere. Gli Usa intendono pure schierare in Medioriente il loro sistema missilistico ipersonico. Il Comando Centrale ha richiesto il trasferimento nella regione del Dark Eagle. Se approvato, si tratterebbe del primo impiego del sistema da Washington. Intanto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha detto che «presto potremmo essere costretti a intervenire nuovamente contro l’Iran». La guerra potrebbe riprendere la prossima settimana. La proposta di pace rivista dell’Iran potrebbe arrivare entro oggi: The Donald ha spiegato che i negoziati si stanno svolgendo «telefonicamente» perché «non si effettuano più voli» di 18 ore verso Islamabad. Resta il nodo del Congresso.
Per il capo del Pentagono Pete Hegseth, il conteggio dei sessanta giorni, che scade oggi e come prevede la legge richiederebbe l’ok dell’Aula per continuare la guerra, sarebbe in pausa per il cessate il fuoco, in vigore dall’8 aprile, 23 giorni.
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