Ipotesi termovalorizzatore in area ex Colisa, prime barricate in Valpolcevera (e non solo da sinistra)

Genova. Come prevedibile ha già sollevato un coro di proteste (e non solo nel centrosinistra) l’ipotesi rivelata da Genova24 di costruire un termovalorizzatore nell’area ex Colisa in Valpolcevera, a poche centinaia di metri dal ponte San Giorgio e dalle case di Coronata e Borzoli. Un’idea che sarebbe già al vaglio di alcune aziende e che gode in particolare dell’appoggio del presidente ligure Marco Bucci dopo l’esclusione di Scarpino per ragioni idrogeologiche.
Dal punto di vista tecnico emergono dubbi sulla possibilità che quel versante possa accogliere un impianto delle dimensioni prescritte dal bando regionale (160-220mila tonnellate all’anno) a meno di non realizzare imponenti lavori di sbancamento della collina. Dubbi che circolano soprattutto a Palazzo Tursi, mentre in Regione le valutazioni sarebbero differenti. In ogni caso nulla è ancora deciso e la procedura rivolta alle aziende per il project financing è aperta fino al 30 giugno: ci sono ancora due mesi per raccogliere proposte.
Il Pd: “Irricevibile, la Valpolcevera ha già dato molto”
“Respingiamo con assoluta fermezza l’ipotesi di collocare un termovalorizzatore nell’area ex Colisa. Nel 2024 lo stesso sindaco Bucci escludeva la Valpolcevera come area idonea per la realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo, il presidente Bucci smentisce il sindaco Bucci? Glielo diciamo noi, la Regione Liguria non pensi neppure di scaricare ancora una volta sulla Valpolcevera il peso delle proprie scelte sbagliate”, dichiarano i consiglieri regionali Pd Federico Romeo e Davide Natale, vicepresidente della Commissione Ambiente.
“La Valpolcevera è un territorio che da decenni paga un prezzo altissimo in termini di infrastrutture, servitù, traffico, impatto ambientale e sacrifici imposti nell’interesse dell’intera città e della regione. Pensare oggi di aggiungere anche un termovalorizzatore significa dimostrare ancora una volta totale mancanza di rispetto verso cittadini, comitati, amministrazioni locali e comunità, che hanno già dato enormemente”, sottolineano.
“Parliamo di un’ipotesi profondamente sbagliata – osservano Romeo e Natale – sia dal punto di vista urbanistico che ambientale. Ribadiamo ancora una volta il nostro concetto: si apra un confronto con le regioni limitrofe per capire le reali esigenze e le possibilità di sinergie per lo smaltimento dei rifiuti. Una cosa è chiara: un territorio già fortemente compromesso non può continuare a essere considerato la discarica politica dove la destra regionale scarica le proprie incapacità di programmazione”.
“Nel 2024 Bucci non parlava della Valpocevera: da dove spunta questa ipotesi? Bucci sul termovalorizzatore sta giocando una partita a Tetris sulla pelle dei cittadini e dei territori. Non accettiamo questa modalità. Lo diciamo con chiarezza: se qualcuno pensa davvero di portare avanti questa idea, troverà davanti una mobilitazione territoriale forte, ampia e determinata. Saremo al fianco dei cittadini, dei quartieri e delle realtà del territorio per contrastare in ogni sede questa scelta”.
Avs: “Un’offesa alla popolazione già segnata dal crollo del Morandi”
Duro il giudizio di Selena Candia, capogruppo regionale di Avs: “La Liguria non ha bisogno di realizzare impianti per bruciare i rifiuti, ma Bucci e la sua giunta continuano a proporre zone già segnate dall’inquinamento, che avrebbero bisogno di un altro modello di sviluppo, basato su una crescita sostenibile. Indicare l’area ex Colisa come sito per l’inceneritore è un’offesa alla popolazione della Val Polcevera, già segnata dal crollo del ponte Morandi. Gli abitanti attendono ancora il grande parco urbano promesso da Bucci come risarcimento dopo la tragedia del 14 agosto. Non un inceneritore su un’area di otto ettari, che rischia di mettere fine a ogni prospettiva di crescita per la zona”.
“Come già successo con Scarpino e la Val Bormida, la giunta regionale di centrodestra vuole appioppare questa servitù ai territori che hanno pagato a duro prezzo le scelte ambientali del passato. La nostra opposizione al progetto resta ferma: è inaccettabile ogni tipo di baratto sulla salute delle persone e sulla difesa dell’ambiente. In Liguria, l’inceneritore sarà utile solo a chi lo realizzerà e lo utilizzerà per smaltire rifiuti speciali e provenienti da altre regioni. A pagare tutti i costi saranno i cittadini. L’alternativa a bruciare la spazzatura esiste ed è la scelta corretta: raccolta differenziata, economia circolare, riduzione degli scarti, impianti di trattamento intermedio efficienti. Questo è il futuro, solo Bucci e la sua maggioranza guardano ancora al passato”, attacca Candia.
“È una follia pensare di aggiungere anche un inceneritore in un territorio già estremamente sofferente e disseminato di servitù – rincara Carlo Di Bernardo, consigliere di Avs nel Municipio Valpolcevera -. Era stato annunciato un progetto di riqualificazione per la zona di Certosa, Campasso, Rivarolo e Fegino, come compensazione per i disagi per la realizzazione del Terzo Valico, ma purtroppo quest’opera sembra sempre più un miraggio. E come se non bastasse, il ministero ha anche bloccato i fondi per il prolungamento della metro in piazza Pallavicini”.
L’ex vicesindaco Piciocchi: “Secondo me è un errore”
Ma le voci contrarie non mancano nemmeno nel centrodestra. Tra questi Pietro Piciocchi, ex vicesindaco e capogruppo di Vince Genova a Tursi: “Ho molte perplessità, secondo me è un errore collocare un impianto del genere in un contesto urbanizzato e ritengo che l’area non presenti le condizioni per accoglierlo. Com’è noto stavo lavorando per trasferire in quell’area il carcere, un bellissimo progetto che avevamo proposto al commissario per l’edilizia penitenziaria”.
Orgoglio Genova: “Dalla minoranza atteggiamento schizofrenico”
La lista Orgoglio Genova-Bucci Presidente invece non prende posizione a favore ma attacca l’opposizione: “I consiglieri della minoranza stanno dando vita ad un dibattito totalmente surreale sul tema dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti. Si scagliano contro ipotesi lanciate dalla stampa dopo che la sindaca ha lanciato l’allarme su Scarpino salvo poi essere smentita dai tecnici di Amiu. Un atteggiamento schizofrenico, figlio da un lato della consapevolezza dell’importanza di quell’impianto per Amiu sotto il profilo finanziario e in generale per il Comune di Genova, che certamente ne ha più bisogno in relazione alla quantità di rifiuti prodotti, e, dall’altro, della difficoltà di tenuta politica tutta interna al centrosinistra di fronte all’ipotesi di chiudere il ciclo nel capoluogo ligure. Dicono che va fatto altrove, salvo poi alimentare sempre lo scontro quando emergono possibili siti alternativi rispetto a Genova”.
“La verità è che il centrosinistra non ha mai voluto la chiusura del ciclo in Liguria dimostrando tutta la propria miopia politica rispetto ad un tema centrale per il territorio e i cittadini che per anni ne hanno pagato le conseguenze, anche in termini economici visto che il costo aggiuntivo del trasporto dei rifiuti indifferenziati fuori regione pesa sulla Tari. Una miopia che per altro caratterizza il Pd solo in Liguria, visto che a Roma il sindaco Gualtieri del loro stesso partito sta costruendo un grande termovalorizzatore e che le Regioni a noi vicine come Toscana ed Emilia Romagna, amministrate dal centrosinistra, ne hanno già diversi in funzione”, concludono i civici di Bucci.




