la stagione parte tra le incognite
Sul litorale di Ostia si riapre un capitolo che sembra già scritto, tra promesse di cambiamento e una realtà amministrativa ancora in affanno.
A poche settimane dall’avvio della stagione balneare 2026, il piano del Campidoglio per superare il sistema delle proroghe si scontra con numeri che raccontano una transizione tutt’altro che lineare: su circa quaranta concessioni previste, solo cinque risultano al momento formalmente assegnate.
Un dato che evidenzia le difficoltà operative incontrate dall’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri nel tradurre in atti concreti la svolta annunciata sulla gestione del demanio marittimo.
L’obiettivo di introdurre maggiore concorrenza e trasparenza resta fermo, come ribadito più volte dall’assessore Tobia Zevi, ma i tempi burocratici rischiano di comprimere la stagione alle porte.
Una transizione complessa
Il percorso che ha portato all’attuale situazione è stato segnato da passaggi accelerati e scelte emergenziali. Nel marzo 2024 il Comune ha assunto direttamente la gestione del demanio di Ostia, optando per assegnazioni temporanee ai gestori uscenti per evitare la paralisi delle attività.
Nel corso del 2025 sono stati poi pubblicati i primi bandi per l’affidamento delle concessioni, ma la tempistica ridotta e la necessità di verificare la regolarità urbanistica delle strutture hanno rallentato l’intero iter. Oggi, a ridosso dell’estate, il quadro resta incompleto.
Poche concessioni definite
Al momento, solo un numero limitato di stabilimenti ha completato l’iter amministrativo. Tra questi figurano alcune realtà storiche del litorale, mentre per altri operatori l’assegnazione è stata annunciata ma non ancora formalizzata.
La maggior parte delle strutture, circa trenta, si trova invece in una fase di incertezza: tra pratiche in corso, contenziosi aperti e verifiche tecniche ancora da concludere, il sistema appare frammentato.
Il nodo delle irregolarità
A incidere sui ritardi è stata anche l’attività di controllo avviata dal Campidoglio negli ultimi mesi. L’utilizzo di rilievi tecnici e strumenti di monitoraggio avanzati ha fatto emergere numerose difformità edilizie, frutto di interventi stratificati nel tempo.
Una situazione che ha reso più complesso procedere con i bandi: in molti casi, infatti, le concessioni non possono essere assegnate finché non viene chiarita la regolarità delle strutture esistenti.
Un’estate a più velocità
Il rischio concreto, ormai evidente, è quello di una stagione balneare disomogenea. Alcuni stabilimenti potrebbero aprire regolarmente, altri operare in regime temporaneo, mentre una parte potrebbe restare chiusa in attesa di definizioni amministrative o per effetto di provvedimenti giudiziari.
Un quadro che rischia di ripercuotersi non solo sugli operatori economici, ma anche sui cittadini, con servizi potenzialmente ridotti e una fruizione del litorale meno uniforme.
La sfida per il Campidoglio resta quella di conciliare legalità e tempi operativi, in un passaggio che segna una cesura rispetto al passato ma che, almeno per il momento, lascia intravedere più di un’incognita sul futuro immediato del mare di Roma.
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