Inpgi, un secolo a tutela del giornalismo italiano: le celebrazioni tra memoria e sfide future
Un anniversario che guarda insieme al passato e al futuro della professione. L’Inpgi ha celebrato nei giorni scorsi il traguardo dei cento anni dalla fondazione con due appuntamenti istituzionali che hanno riacceso il dibattito sullo stato del giornalismo italiano e sulle prospettive della categoria.
Le iniziative, svoltesi il 24 e 25 marzo 2026 a Roma, hanno rappresentato un momento di sintesi tra memoria storica e riflessione contemporanea. Il primo appuntamento ha visto l’inaugurazione della mostra “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà” presso la Fondazione sul giornalismo italiano Paolo Murialdi. Il giorno successivo, la cerimonia ufficiale si è tenuta alla Camera dei deputati, nell’Aula dei gruppi parlamentari.
Al centro dell’incontro istituzionale, la trasformazione del lavoro giornalistico. Un confronto che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni e del mondo delle professioni, con interventi dedicati ai nuovi equilibri del mercato, alle competenze richieste e all’impatto delle innovazioni tecnologiche. I lavori, moderati da Isidoro Trovato e dal vicepresidente dell’ente Mattia Motta, sono stati aperti dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Nel corso della mattinata è stato anche emesso uno speciale annullo filatelico commemorativo.
La mostra ha proposto un percorso attraverso oltre sessanta pezzi tra fotografie, documenti e oggetti simbolo del mestiere giornalistico. Tra questi, materiali legati al lavoro di Franco Lannino e strumenti storici appartenuti a cronisti che hanno segnato la storia dell’informazione. Forte il richiamo alla memoria di Miran Hrovatin e Ilaria Alpi, così come alle figure simbolo del giornalismo d’inchiesta italiano, da Cosimo Cristina a Giuseppe Fava, fino a Beppe Alfano. Un filo rosso che lega il racconto dei fatti al prezzo pagato, in alcuni casi, con la vita.
«Da cento anni l’Inpgi è al fianco dei giornalisti», ha sottolineato il presidente Roberto Ginex, evidenziando come il sistema previdenziale sia oggi chiamato a confrontarsi con un mercato profondamente mutato. Il nodo resta quello della sostenibilità, in un contesto segnato dalla crescita del lavoro autonomo e dalla fragilità dei redditi. «Senza un equo compenso – ha aggiunto – si rischia di compromettere il futuro pensionistico della categoria».
Fondata nel 1926 come ente morale con decreto regio, l’Inpgi rappresenta un unicum nel panorama italiano della sicurezza sociale. Intitolato nel dopoguerra a Giovanni Amendola, l’Istituto ha incarnato fin dall’inizio una funzione che va oltre la previdenza: garantire le condizioni per un giornalismo libero, capace di confrontarsi con il potere senza condizionamenti.
Nel corso dei decenni, l’ente ha accompagnato l’evoluzione della professione, passando nel 1995 a fondazione di diritto privato e ampliando nel 1996 la propria attività anche ai giornalisti autonomi. Una traiettoria che ha subito una svolta nel 2022, quando la gestione previdenziale dei giornalisti dipendenti è confluita nell’Inps.
A cento anni dalla nascita, il messaggio che arriva dalle celebrazioni è chiaro: la tutela del giornalista resta un pilastro della democrazia, ma oggi passa inevitabilmente dalla capacità di ridefinire modelli economici, regole e diritti in un ecosistema dell’informazione completamente trasformato.
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