Veneto

«Commercianti lasciati soli, ora servono interventi concreti»


La stazione rimane al centro del dibattito politico. A intervenire è il consigliere comunale Luigi Tarzia, capogruppo Udc, che richiama l’attenzione sulla situazione dello scalo ferroviario e sull’esigenza di distinguere tra il tema della sicurezza e quello, diverso ma collegato, del disagio sociale. Il punto di partenza sono i continui interventi delle forze dell’ordine nell’area della stazione, in particolare nella cosiddetta “zona rossa”. Controlli che, secondo Tarzia, restano necessari per prevenire e contrastare fenomeni di illegalità, ma che da soli non bastano ad affrontare le criticità che si sono stabilizzate nel piazzale antistante lo scalo e in alcune attività commerciali interne.

«Si registrano con continuità interventi delle forze dell’ordine nell’area della stazione, in particolare nella cosiddetta “zona rossa” – dichiara Tarzia -. Nonostante ciò, permane un diffuso disagio sociale sia nel piazzale antistante sia all’interno di alcune attività commerciali dello scalo ferroviario. È significativo quanto riportato da un organo di stampa nella giornata di domenica, in merito all’iniziativa assunta dal gruppo Lagardère, gestore di tre esercizi commerciali all’interno della stazione, costretto a far ricorso alla vigilanza privata per contrastare situazioni di bivacco che incidono negativamente sul regolare svolgimento delle attività. In questo contesto, le attività commerciali risultano di fatto lasciate sole, spesso costrette a sostenere oneri aggiuntivi per tutelarsi nello svolgimento del proprio lavoro».

Per Tarzia, il dibattito pubblico rischia di concentrarsi quasi esclusivamente sulla “zona rossa”, sovrapponendo piani diversi. Da una parte, spiega, ci sono le misure di sicurezza; dall’altra, le politiche sociali necessarie per affrontare il disagio di chi vive o staziona stabilmente nell’area. «Il dibattito pubblico, per alcune forze politiche, continua a concentrarsi in modo pressoché esclusivo sul tema della “zona rossa”, generando una sovrapposizione impropria tra ambiti che dovrebbero rimanere distinti – prosegue -. In tale contesto, anche qualche consigliera contribuisce a creare confusione, non distinguendo adeguatamente tra gli strumenti di sicurezza e le politiche necessarie ad affrontare il disagio sociale».

Il consigliere ribadisce quindi che i controlli restano una parte della risposta, ma non possono sostituire una strategia sociale strutturata, capace di prendere in carico le persone fragili e di intervenire sulle cause del disagio. «I controlli di sicurezza rappresentano uno strumento necessario per prevenire e contrastare fenomeni di illegalità – sottolinea Tarzia -. Altra e diversa questione è invece quella del disagio sociale che caratterizza l’area della stazione, ben noto a cittadini, pendolari, lavoratori e operatori economici. Parallelamente, gli interventi sul versante sociale appaiono insufficienti o non adeguatamente prioritizzati. Le persone che stazionano nel piazzale e all’interno dei locali dovrebbero essere maggiormente seguite e prese in carico attraverso interventi più mirati, coerenti con una definizione chiara delle priorità nelle politiche urbane – afferma Tarzia -. Siamo davanti alla principale porta di accesso alla città e queste situazioni hanno assunto ormai un carattere di stabilità».

La richiesta è quella di mettere in campo azioni capaci di lavorare su due fronti: da un lato inclusione e supporto sociale, dall’altro decoro urbano, vivibilità e tutela delle attività economiche. «È necessario promuovere e mettere in campo iniziative concrete, finalizzate sia al miglioramento delle condizioni di questi cittadini sia alla riqualificazione complessiva degli spazi. L’obiettivo deve essere duplice: da un lato garantire percorsi di inclusione e supporto sociale; dall’altro offrire un contesto urbano più decoroso e accogliente, adeguato a un luogo di arrivo e partenza quotidianamente frequentato da cittadini, pendolari e visitatori».

Infine, Tarzia respinge l’idea che eventuali difficoltà amministrative, come la mancata iscrizione anagrafica di alcune persone, possano rappresentare un limite all’intervento pubblico. «Non può essere addotta come giustificazione la mancata iscrizione anagrafica di tali soggetti per limitare l’azione dell’amministrazione – conclude -. Le conseguenze ricadono infatti sull’immagine della città e, in particolare, sulla percezione di chi arriva nello scalo, inclusi i turisti. Proprio per questo, è necessario un intervento concreto e responsabile, non più procrastinabile».

 


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