Banche centrali: pausa sui tassi, ma allerta massima

Questa settimana il calendario è ricco di appuntamenti con le banche centrali: sono attesi gli annunci sui tassi d’interesse della Federal Reserve statunitense, della Banca Centrale Europea, della Bank of Japan, della Bank of England e della Bank of Canada, ma non sono previsti colpi di scena.
La Federal Reserve (Fed) il 29 aprile: situazione di stallo sul breve termine, contraccolpo sul lungo termine
La Fed dovrebbe mantenere invariati i tassi nel range 3,5%-3,75%, con i mercati che al momento non prezzano praticamente alcun intervento nella riunione di questa settimana.
La crescita resta solida, il mercato del lavoro continua a reggere, gli asset rischiosi sono vicini o già sui massimi storici e la stagione delle trimestrali si sta rivelando finora positiva.
L’inflazione rimane ampiamente sopra il target e mostra segnali di rafforzamento. Le pressioni sui prezzi restano persistenti, i prezzi alla produzione sono tornati sui massimi pluriennali e gli indicatori anticipatori (ISM, PMI) segnalano un nuovo aumento delle pressioni sui costi. A ciò si aggiungono i rischi geopolitici legati all’offerta petrolifera, che mantengono uno scenario inflazionistico orientato al rialzo.
Di conseguenza, la Fed dovrebbe mantenere l’attuale impostazione di politica monetaria, leggermente al di sopra della propria stima del tasso neutrale, proseguendo con un approccio attendista e fornendo la minima forward guidance possibile.
Alla luce di ciò, manteniamo una view negativa sulla parte lunga della curva americana (10 anni e oltre) e ci aspettiamo un irripidimento della curva dei rendimenti USA. Lo spazio, o la volontà, della Fed di alzare ulteriormente i tassi per contrastare uno shock dal lato dell’offerta appare limitato: ciò dovrebbe contenere ulteriori rialzi sul tratto breve della curva (2 anni), lasciando invece i rendimenti a lunga scadenza più esposti.
Banca Centrale Europea (BCE) – 30 aprile: la stretta monetaria è già nei prezzi
Anche la BCE dovrebbe lasciare invariati i tassi questa settimana, mantenendo il tasso di policy al 2%.
A due mesi dall’inizio del conflitto, il Consiglio direttivo si muove tra dinamiche di crescita più deboli e maggiori rischi inflazionistici. La volatilità dei prezzi dell’energia, ancora strettamente legata alle notizie geopolitiche, suggerisce prudenza nel breve termine, messaggio recentemente ribadito da diversi membri della BCE.
Detto questo, il percorso di medio termine resta sostanzialmente invariato. I prezzi dell’energia restano nel complesso coerenti con lo scenario base della BCE, che continua a indicare un moderato inasprimento monetario. La nostra previsione di base resta quella di due rialzi dei tassi a partire da giugno. Solo un calo significativo del petrolio (sotto gli 80 dollari al barile entro giugno) giustificherebbe una pausa più prolungata.
La comunicazione dovrebbe restare coerente: i rischi inflazionistici rimangono orientati al rialzo e la BCE è pronta ad agire se la persistenza dell’inflazione dovesse diventare più evidente. Christine Lagarde dovrebbe ribadire un approccio dipendente dai dati e valutato riunione per riunione, ancorando al contempo le aspettative verso futuri rialzi.
I mercati sono nel complesso allineati a questa visione, con circa 60 punti base di rialzi prezzati entro fine 2026 e una prima mossa quasi interamente scontata entro luglio (largamente attesa già a giugno).
In questo contesto, manteniamo una view positiva sulla parte breve della curva dei rendimenti in euro. Con oltre due rialzi già incorporati nei prezzi, l’asticella per ulteriori revisioni al rialzo appare elevata. La BCE potrà effettivamente alzare i tassi quest’anno, ma difficilmente molto oltre quanto già scontato dal mercato.
Bank of England (BoE) – 30 aprile: tra l’incudine e il martello
Anche la Bank of England dovrebbe lasciare invariati i tassi al 3,75%, probabilmente con voto unanime.
Tra le principali banche centrali, quella britannica affronta il compromesso più complesso. Da un lato, il conflitto in Medio Oriente ha rafforzato le pressioni inflazionistiche, spingendo la Banca verso una posizione chiaramente restrittiva a marzo. Ciò ha provocato un’impennata dei tassi, che i mercati hanno temporaneamente estrapolato fino a prezzare oltre 100 punti base di rialzi entro fine anno.
Dall’altro lato, il quadro domestico si sta indebolendo. Le buste paga restano in calo, la crescita salariale rallenta, la disoccupazione è ben al di sopra dei minimi e investimenti e crescita economica restano modesti.
La BoE si trova quindi davanti a un classico dilemma di politica monetaria: deve combattere l’inflazione senza poter ignorare il rallentamento del ciclo economico. Questa tensione suggerisce prudenza. Come le altre banche centrali, anche la BoE dovrebbe preferire per ora un approccio attendista. I mercati attualmente prezzano circa due rialzi entro fine anno, uno scenario intermedio che riflette tale incertezza.
Il Regno Unito resta l’anello debole: rumore politico, attività debole, inflazione persistente e deterioramento del mercato del lavoro. In questo contesto, manteniamo una view negativa sulla sterlina britannica.
In conclusione, questa settimana le banche centrali dovrebbero sostanzialmente mantenere i tassi invariati, ma i mercati inizieranno a scontare sempre più i limiti dei cicli restrittivi, ed è proprio qui che si trovano le opportunità.
*Membro del comitato investimenti di Carmignac
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