Emilia Romagna

I 166 anni di storia di Chiarli sbarcano online


Ieri, lunedì 27 aprile, presso la Tenuta Cialdini di Castelvetro di Modena si è tenuto l’incontro che ha ufficializzato la notifica “d’Interesse Storico Particolarmente Importante” all’Archivio d’Impresa Chiarli, da parte della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Emilia-Romagna. Prima Azienda Vinicola della Regione Emilia-Romagna a ricevere tale riconoscimento.

Come ha illustrato la Soprintendente Elena Stefani, l’attribuzione di bene storico di particolare importanza ne conferisce un valore oltre che per il proprietario anche per l’intera collettività. Nel caso degli archivi d’impresa, il ruolo della Soprintendenza è dare maggiore valore ad un insieme di beni che spesso l’impresa non percepisce pienamente. La famiglia Chiarli ha avuto la sensibilità di conservare i propri documenti nel corso dei decenni. L’Archivio, che copre un arco di tempo di oltre 150 anni, documenta la produzione vitivinicola dell’azienda e al tempo stesso completa la storia dell’economia dell’intero settore.

Nel suo intervento Mauro Chiarli ha sottolineato il valore della memoria storica: l’Archivio Chiarli nasce dal rispetto per l’attività imprenditoriale tramandata di generazione in generazione e di cui i documenti sono la testimonianza concreta. Una storia familiare che si radica nel territorio fino a diventare storia collettiva.

Nel corso dell’incontro è stato anche annunciato che l’ampia e originale raccolta di documenti potrà anche essere consultata, in forma gratuita, grazie alla digitalizzazione dell’Archivio d’Impresa Chiarli che verrà inserito inserito nella piattaforma LODOVICO.

Questo percorso è stato illustrato dal professor Matteo Al Kalak, Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulle Digital Humanities, Responsabile del progetto LODOVICO, un’infrastruttura digitale, promossa dall’Università di Modena e Reggio Emilia a partire dal 2020.

Si tratta di uno strumento tecnologico che raccoglie circa 70 istituzioni regionali, inclusi diversi archivi d’impresa.

La piattaforma, gestita dal Centro per le Digital Humanities dell’ateneo, ha la doppia funzione di “vetrina” e “porta d’accesso”, in dialogo continuo con sistemi e biblioteche di tutto il mondo, come la British Library, la Bibliothèque Nationale de France e la Biblioteca Apostolica Vaticana.

“La notifica della Soprintendenza è il punto di partenza, non di arrivo” – precisa il professor Matteo Al Kalak – L’obiettivo, condiviso con la Famiglia Chiarli, è trasformare questo archivio da cimelio a strumento vivo: renderlo accessibile a tutti, gratuitamente, come atto di restituzione culturale al territorio. Partiremo dalle etichette storiche, un patrimonio grafico straordinario, perché possano ispirare nuove idee, nuovi design, nuove opportunità. La storia di un’azienda, quando è resa accessibile, smette di essere solo memoria e diventa risorsa.”

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Il professor Al Kalak ha poi sottolineato come la valorizzazione digitale degli archivi debba sempre seguire, e non precedere, un rigoroso processo di archiviazione e riordino, in conformità con le indicazioni della Soprintendenza.

L’Archivio Chiarli documenta 166 anni di storia imprenditoriale e di produzione del Lambrusco. L’archivista Margherita Beggi che ha curato il recupero e il riordino dell’Archivio Chiarli, ha raccontato un lavoro iniziato nel 2018 su una quantità documentaria imponente: oltre 120 metri lineari di carte, con un arco cronologico che iniziando dall’ultimo ventennio dell’Ottocento arriva fino ai giorni nostri. L’archivio comprende tutto ciò che documenta la vita di un’impresa (registri contabili, fascicoli commerciali, ordini di fornitori e clienti, etc.). Particolarmente preziosa la corrispondenza tra la dirigenza e i fornitori, dal linguaggio schietto e mordace: uno spaccato di una società modenese in rapida evoluzione, intrecciata con nomi illustri come Ferrari, Maserati, Bellentani e altri. Gli archivi, ha concluso, rendono giustizia all’attività imprenditoriale di tutti coloro che l’hanno tramandato.

“Questo ulteriore passo verso la digitalizzazione del nostro archivio storico – commenta Tommaso Chiarli, Responsabile della comunicazione di Chiarli 1860 – dimostra come un’azienda, nata nel 1860, possa restare al passo con i tempi solo se sa coglierne fino in fondo i segni. Il nostro passato coincide con la storia del Lambrusco e questo ci permette di guardare con più sicurezza al futuro”.

 

 


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