smantellata a Roma la “banca” della ‘Ndrangheta
Un sistema di prestiti a tassi usurari, arrivati in alcuni casi a sfiorare il 300% annuo, e un apparato intimidatorio pronto a entrare in azione contro chi non rispettava le scadenze.
È questo lo scenario delineato da una vasta indagine che ricostruisce l’infiltrazione di ambienti della criminalità organizzata calabrese nel tessuto economico romano, colpendo imprenditori e professionisti già in difficoltà finanziaria.
Il meccanismo della “cassa comune”
Al centro dell’inchiesta ci sarebbero due uomini, entrambi sessantenni, arrestati con l’accusa di aver operato come terminale finanziario di un sistema riconducibile a un’alleanza criminale attiva nel cosentino.
Un’organizzazione che, secondo gli investigatori, gestirebbe traffici illeciti ed estorsioni attraverso una vera e propria “cassa comune” di risorse.
Il denaro impiegato per i prestiti non sarebbe riconducibile ai singoli soggetti arrestati, ma proverrebbe da circuiti finanziari riconducibili ai gruppi criminali di origine calabrese. Un meccanismo che consente di alimentare il sistema usurario e, allo stesso tempo, di reinvestire liquidità nel territorio romano.
Le vittime accertate sarebbero almeno venticinque, tra cui imprenditori attivi nel settore commerciale e immobiliare, finiti in una spirale di debiti che supera complessivamente i tre milioni di euro.
La scoperta dell’arsenale
Il quadro emerso dagli accertamenti si è ulteriormente aggravato con il ritrovamento di un vero e proprio arsenale durante le perquisizioni condotte nella Capitale.
Oltre a circa 300 mila euro in contanti, gli investigatori hanno sequestrato armi da fuoco e munizioni pronte all’uso.
Tra il materiale rinvenuto figurano pistole semiautomatiche con silenziatore e fucili automatici, oltre a un consistente quantitativo di munizioni compatibili.
Elementi che rafforzano l’ipotesi di un sistema di potere fondato non solo sulla pressione economica, ma anche sulla minaccia diretta.
Indagini tra Roma e Calabria
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, non si limita ai due arresti eseguiti a Roma. Altre tre persone risultano indagate per il loro presunto ruolo nelle operazioni di riciclaggio.
Le attività investigative si sono estese anche in Calabria, dove gli inquirenti stanno ricostruendo i flussi di denaro tra imprese edili e circuiti finanziari riconducibili alle cosche.
L’obiettivo è delineare con precisione la rete che collega il territorio romano alle strutture criminali di origine.
Un sistema tra economia e intimidazione
Secondo gli investigatori, il modello emerso unisce strumenti tipici dell’usura con metodi riconducibili alla criminalità organizzata: pressione economica, minacce e disponibilità di armi.
Un sistema capace di infiltrarsi nell’economia legale sfruttando le fragilità di chi si trova in difficoltà finanziaria, trasformando il debito in uno strumento di controllo.
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