Puglia

Il collegamento per l’aeroporto tra ritardi, costi crescenti e scelte ancora da chiarire














Negli ultimi anni il tema delle infrastrutture è tornato centrale nel dibattito pubblico, anche alla luce delle opportunità offerte dal Pnrr e dalle sue scadenze. Proprio per questo, oggi più che mai, le scelte in materia devono rispondere a criteri rigorosi di efficacia, sostenibilità e coerenza con i bisogni reali dei territori. A Brindisi, però, solo rivendicazioni ma mai riflessioni e proposte autonome.

Alla luce degli sviluppi più recenti, ritengo, ancora una volta, doveroso richiamare l’attenzione sul progetto di collegamento ferroviario tra la stazione di Brindisi e l’aeroporto del Salento. Secondo le informazioni disponibili, l’opera – progettata nel 2022 e appaltata nel 2024 – non sarà completata entro il 2026, come inizialmente previsto, ma nel 2029 così come si è appreso nell’audizione di Rfi nella quinta commissione del consiglio regionale.Nel frattempo, il costo complessivo è passato da circa 60 milioni di euro iniziali a 110 milioni, fino agli attuali 161 milioni come si può evincere dal sito ufficiale di Rfi (www.fsitaliane,it/it/operestrategiche/brindisi-raccordo ferroviario-aeroporto.html). 

Di questi molto meno della metà a disposizione dell’opera appaltata. Un incremento significativo che pone interrogativi non solo sul piano economico, ma anche su quello della programmazione e della sostenibilità finanziaria. Ad oggi, infatti, risulta certa solo una parte delle risorse, legata ai fondi Pnrr che con qualche artificio si cerca di non perdere, mentre per la restante quota non appare definita o almeno chiara una copertura completa e certa. Almeno così appare.Parallelamente, risultano avviate le procedure di esproprio, con effetti concreti su proprietà private e su un territorio che presenta caratteristiche ambientali e agricole di particolare delicatezza e dalle grandi potenzialità turistiche e naturalistiche e che per più di quattro anni risulteranno compromesse anche quelle non strettamente utilizzate per la rete ferroviaria.In questo contesto emerge un ulteriore elemento che merita attenzione come più volte negli anni passati ho avuto modo di evidenziare: la contemporanea presenza di due interventi destinati al medesimo obiettivo, ovvero il collegamento tra stazione ferroviaria e aeroporto.

Da un lato il progetto Shuttle (Bus Rapid Transit), progettato ai tempi di Mennitti sindaco e finanziato già da diversi anni e pensato come soluzione flessibile e sostenibile, la cui realizzazione, tuttavia, non risulta ancora completata dopo quasi 15 anni e dopo 5 anni dall’appalto e che appare più un’opera di rotatorie che un percorso dedicato per l’aeroporto.Dall’altro il nuovo raccordo ferroviario, caratterizzato da costi più elevati e da una struttura meno adattabile alle dinamiche del traffico aeroportuale e sovrapponibile all’operativita’del trasporto dello shuttle.Si tratta di una sovrapposizione che solleva interrogativi legittimi in termini di efficienza della spesa pubblica e di coerenza della pianificazione infrastrutturale. Ma sono considerazioni fatte già in passato ma inascoltate.

Ulteriori riflessioni riguardano oggi più di ieri gli aspetti tecnici e funzionali dell’opera ferroviaria, tra cui: la configurazione della stazione aeroportuale che sarà di testa e non passante e quindi con ulteriori costi di gestione e di rigidità di orari e di treni dedicati e a disposizione. La frequenza prevista dei collegamenti da e per l’aeroporto: le corse da e per Taranto(rete ferroviaria a binario unico),per esempio, saranno solo 4, un po’ più da e per Lecce, ma mai in collegamento temporale e stagionale con gli orari, più flessibili, degli aerei.

I costi di gestione nel medio-lungo periodo di cui non si fa accenno da nessuna parte. L’assenza, almeno in forma pubblica, di una analisi costi-benefici aggiornata. A questi si aggiungono i profili ambientali, con particolare riferimento all’area del Cillarese, che richiederebbero una valutazione approfondita, anche alla luce dei cambiamenti climatici e delle nuove condizioni idrogeologiche oltre che del loro possibile utilizzo per il parco terminale dell’Appia antica in fase di progettazione e di proposta per il riconoscimento Unesco.

Le considerazioni sopra esposte non intendono mettere in discussione il principio, condivisibile, del miglioramento dei collegamenti infrastrutturali anche quelli con l’aeroporto. Piuttosto, pongono una questione di metodo e di merito: la necessità che ogni intervento sia realmente utile, sostenibile e coerente con una “visione” complessiva di sviluppo del territorio.

Per queste ragioni, sarebbe opportuno che su questa vicenda si aprisse un momento di approfondimento pubblico e trasparente, che consenta di chiarire: l’evoluzione dei costi e dei tempi di realizzazione; lo stato effettivo della copertura finanziaria, compresa quella del Pnrr; le valutazioni tecniche ed economiche alla base delle scelte effettuate; il rapporto tra il progetto ferroviario e quello dello Shuttle già finanziato e per questo ultimo i tempi della sua operatività dal momento che i mezzi finanziati e dedicati a questo collegamento sono oggi inopinatamente utilizzati da Stp per il trasferimento dei croceristi; il piano di utilizzo dei mezzi di trasporto (anche quello via mare) e degli orari previsti dal progetto dello Shuttle e quale rapporto con gli orari dei treni e delle loro fermate nella stazione centrale e in quella del Perrino e la conseguente fruibilità da parte dei passeggeri da e per l’aeroporto.

Allo stesso tempo, appare necessario attivare le opportune verifiche nelle sedi competenti, affinché sia garantito il pieno rispetto dei principi di buon andamento, efficienza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche, anche in relazione ai fondi europei.Brindisi ha bisogno di infrastrutture utili e funzionali al suo sviluppo, inserite in una strategia chiara e condivisa. È questo vale per il suo porto e per il suo aeroporto.

Per questo, oggi, più che mai, è fondamentale assicurare trasparenza, responsabilità e coerenza nelle scelte e possibilmente in una “visione” condivisa.E’ troppo chiedere? Non solo alla politica ma anche a chi fa informazione e che lodevolmente questi ultimi con una utile e interessante iniziativa di qualche giorno fa hanno deciso di impegnarsi per il futuro della città con una “visione” condivisa.

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