Metric – Romanticize The Dive
Celebrazione è la prima parola che viene in mente ascoltando il nuovo e decimo album dei Metric, che continuano a pubblicare dischi, fare concerti in modo libero e indipendente, decisione presa dopo “Fantasies” del 2009 e ribadita con assoluta decisione, canzone dopo canzone, un tour dopo l’altro, forti di un rapporto col pubblico mai venuto meno.

C’è un bell’articolo di Paste Magazine uscito qualche giorno fa in cui Emily Haines ripercorre la storia della band attraverso le copertine dei dischi, inclusa quella di “Romanticize The Dive” nuova collaborazione col fotografo di fiducia Justin Broadbent. Immagini mai casuali nel loro caso, anche quando possono sembrarlo, come l’enigmatico sorriso da Monna Lisa di Emily.
Haines, Jimmy Shaw, Joshua Winstead e Joules Scott – Key si guardano alle spalle per guardare avanti in undici brani compatti e coesi, gioiosi nel rivendicare il percorso fatto. Non c’è nostalgia ma consapevolezza fin dalle prime note di “Victim Of Luck” che sull’onda dell’irresistibile sintetizzatore ricostruisce un passato da “starving artist” senza paura fino al liberatorio presente all’insegna del “Never better, at last I don’t give a fuck (baby I’m free)“.
Tastiere sempre protagoniste insieme alla batteria in “Wild Rut” col suo trascinante crescendo, che nel ritornello in falsetto di “Time Is A Bomb” assume un tono grintoso che ricorda i Blondie. “Crush Forever” è elettro pop sognante con echi kraut, altro bel crescendo quello di “Tremolo” con la chitarra di Shaw e i synth ancora in primo piano.
Un disco d’atmosfera “Romanticize The Dive” che diventa più riflessivo nella seconda parte con brani come “Moral Compass” con i suoi cerchi concentrici (“The beginning resembled the end / The future goes where I began / Fate is always punching with an open hand“) la melodica e malinconica “As If You’re Here”, l’indole dark e sognante di “Loyal” e “Antigravity” bel momento synth pop magnetico e martellante.
Il ritorno alla produzione di Gavin Brown (ruolo già ricoperto per “Fantasies” e “Synthetica“) insieme a John O’Mahony e Liam O’Neil dei The Stills che ha collaborato alla scrittura di diverse canzoni spinge i Metric a dare il meglio fino alla fine, con l’intensa “Clouds To Break” e “Leave You On A High” che chiude con eleganza uno dei migliori album della loro carriera.
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