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Demenza, di quanto sonno abbiamo bisogno per prevenirla? Gli scienziati hanno trovato una risposta: dormire meno di 7 ore a notte aumenta il rischio del 18 per cento

Dormire meno di 7 ore a notte è stato associato a un aumento del 18% del rischio di demenza, mentre dormire più di 8 ore a notte è correlato a un aumento del 28%.

Questi risultati sono in linea con studi precedenti: dormire troppo può essere dannoso per la salute tanto quanto dormire troppo poco. L’obiettivo ideale pertanto è dormire tra le 7 e le 8 ore.

I ricercatori sottolineano, tuttavia, che la loro revisione non dimostra un rapporto di causa-effetto: si tratta di associazioni, non di connessioni dirette.

Inoltre, distinguere tra fattori scatenanti e conseguenze può essere complicato: alcune ricerche suggeriscono infatti che dormire troppo sia già un segnale premonitore dell’insorgenza dell’Alzheimer, e non solo un fattore scatenante della malattia.

Se si considera anche il collegamento con l’attività fisica e le raccomandazioni contro la sedentarietà eccessiva – entrambi fattori precedentemente associati a problemi di salute cerebrale – sembra che ci troviamo di fronte a un insieme di comportamenti benefici per il cervello.

Sebbene i ricercatori non abbiano condotto test specifici, sottolineano i benefici dell’esercizio fisico, del movimento regolare e del sonno nel mantenere un flusso sanguigno attivo nel cervello, nell’eliminare le scorie metaboliche dai neuroni e nel proteggere altre parti del corpo collegate al cervello, come ad esempio il cuore.

L’importanza di questo studio

Uno dei vantaggi di questa ricerca è l’elevato numero di persone coinvolte: quasi 4,5 milioni in totale. È inoltre degno di nota il fatto che i dati qui presentati riguardino persone fino a 35 anni di età, un punto di partenza molto più giovane rispetto a molti altri studi sulla demenza.

Tutti gli studi esaminati hanno seguito i partecipanti a partire da una situazione iniziale senza demenza, valutando poi l’incidenza della demenza nel tempo. Tuttavia, esistono anche dei limiti. Gli studi analizzati presentavano notevoli differenze in termini di raccolta e organizzazione dei dati, e alcuni comportamenti erano più numerosi di altri: solo 3 dei 69 studi, ad esempio, si sono concentrati specificamente sulle abitudini sedentarie. Raccogliere ulteriori dati sul legame tra il rischio di demenza e il trascorrere troppo tempo seduti durante la giornata potrebbe essere una possibile direzione per studi futuri, suggeriscono i ricercatori.

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