Calabria

Referendum sullo Statuto, scontro in Calabria: rilievi della Corte dei Conti e accuse di ostruzionismo

Si accende il confronto istituzionale in Calabria sul referendum relativo alle modifiche dello Statuto regionale. Il comitato promotore “Non a nostre spese” denuncia una fase di stallo dell’iniziativa referendaria, depositata lo scorso 30 marzo, parlando di ritardi e ostacoli nella pubblicazione degli atti necessari ad avviare la raccolta firme.

Al centro della polemica anche i rilievi della Corte dei Conti, che avrebbe evidenziato criticità legate alla copertura finanziaria delle recenti modifiche normative approvate dalla Regione. In particolare, secondo quanto riportato, i magistrati contabili avrebbero messo in discussione il principio di “invarianza finanziaria” indicato negli atti regionali.

Parallelamente, il comitato critica l’azione della Giunta regionale, sottolineando come, a fronte delle difficoltà nel percorso referendario, proseguano le nomine negli organismi istituzionali. Secondo i promotori, tali scelte comporterebbero costi significativi per le casse pubbliche, stimati in oltre un milione di euro annui tra indennità e strutture di supporto. Sul piano giudiziario, la vicenda registra un ulteriore sviluppo: è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla magistratura contabile, con la richiesta di verificare eventuali responsabilità e, secondo quanto riferito, anche di valutare misure cautelari sugli atti di nomina.

Il nodo centrale resta la mancata pubblicazione sul BURC (Bollettino Ufficiale della Regione Calabria), passaggio considerato indispensabile per l’avvio dell’iter referendario. Per il comitato si tratterebbe di un blocco di fatto della partecipazione popolare, mentre dalla Regione non sono ancora arrivate repliche ufficiali dettagliate sulle accuse.

La questione si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il rapporto tra attività amministrativa e strumenti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione. Il riferimento è all’Articolo 123 della Costituzione italiana, che disciplina, tra l’altro, la possibilità di sottoporre a referendum le leggi statutarie regionali.

Il confronto appare destinato a proseguire sia sul piano politico sia su quello giudiziario, mentre resta da chiarire quando e come potrà essere effettivamente avviato il percorso referendario richiesto dai promotori.


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