Più alberi, meno caldo: la strategia verde che può cambiare le città
26 aprile 2026 – ore 10:00 – Passeggiare lungo le vie di Trieste in aprile significa alzare, di tanto in tanto, lo sguardo, cercare con gli occhi il verde brillante di chiome ormai rigogliose, sentire un fruscio di bora tra le foglie. Non sempre, però, ci si interroga sul ruolo fondamentale che la vegetazione svolge nell’ecosistema cittadino: un viale alberato non è soltanto esteticamente gradevole, un giardino pubblico non è soltanto un luogo in cui incontrarsi, lasciar giocare i bambini o portare a spasso gli amici a quattro zampe. Il verde urbano è, prima di tutto, un indicatore di qualità ecologica e resilienza climatica: in questo senso, le chiome degli alberi diventano una risorsa da non sottovalutare. È proprio la tree canopy cover (copertura arborea) a rivelare l’effettiva vivibilità dei centri urbani: nello specifico, questo indicatore di densità vegetazionale si riferisce alla percentuale di suolo coperta dalla proiezione verticale di chiome, foglie e rami degli alberi, se osservati dall’alto. A una percentuale elevata corrispondono, tra i vari effetti positivi, un miglioramento della qualità dell’aria, un aumento della biodiversità e una mitigazione più efficace delle cosiddette isole di calore urbane.
Negli ultimi anni, per valutare i livelli di copertura arborea, diverse città europee hanno adottato la cosiddetta Regola del 3-30-300, ideata dall’ecologo forestale Cecil Konijnendijk: essa stabilisce che ogni cittadino debba poter vedere almeno tre alberi dalla propria finestra, vivere in un quartiere con almeno il 30% di copertura arborea e abitare a meno di 300 metri da uno spazio verde pubblico accessibile. Adottare questa regola significa intervenire direttamente sia sulla resilienza urbana sia sulla qualità della vita dei cittadini. A questo punto, viene spontaneo chiedersi quale sia la situazione sul territorio triestino. Secondo una recente analisi del Circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste, il capoluogo giuliano gode di una buona percentuale media di copertura arborea (35%); tuttavia, questo dato può risultare fuorviante se non contestualizzato. In effetti, il territorio locale è caratterizzato da un ambiente variegato, composto da quartieri centrali meno “verdi” e da zone collinari e costiere ricche di vegetazione.
La distribuzione disomogenea del verde urbano nella città di Trieste è stata descritta nel dettaglio da Legambiente: secondo le rilevazioni, si riscontrano due grandi “tipologie” di aree urbane, profondamente diverse tra loro in termini di verde e di comfort termico. Da una parte si trovano gli Altipiani Est e Ovest, situati in quota, in contesti meno densi e con una presenza rilevante di superfici boschive e periurbane. In quest’area, la percentuale di copertura arborea (oltre il 50%) risulta elevata, favorendo un microclima più fresco. Dall’altra parte si trovano, invece, i quartieri di Barriera Vecchia, Barriera Nuova, Servola e, in misura intermedia, Roiano e San Giovanni, caratterizzati da un tessuto urbano compatto, edificato e spesso privo di spazi verdi diffusi. In queste aree, i valori di copertura arborea risultano molto bassi, inferiori al 5% o addirittura prossimi allo zero. Naturalmente, queste differenze si manifestano anche in termini di temperatura: le aree più ricche di vegetazione risultano infatti più fresche di 7–8 °C rispetto a quelle più costruite e asfaltate. Di conseguenza, le circoscrizioni con TCD molto basso sono maggiormente esposte al fenomeno delle isole di calore, dove superfici impermeabili e scarsità di chiome portano a una significativa ritenzione del calore e a un minore comfort termico.
Per comprendere quali siano le strategie messe in campo dall’amministrazione comunale, abbiamo intervistato l’assessore Michele Babuder, che ha sottolineato come gli interventi sul verde urbano siano già in corso e orientati a contrastare gli effetti del cambiamento climatico. «Facciamo l’esempio del bosco del Farneto: proprio per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, abbiamo piantato una decina di nuove alberature», spiega, evidenziando come «creare nuove alberature, sistemi di raccolta delle acque e zone d’ombra favorisce sia la socialità sia la salute». Sul tema delle isole di calore, Babuder individua alcune delle aree più critiche della città, ricordando che piazzale Foraggi e l’area dell’ex Fiera sono tra le più esposte, oggi oggetto di riprogettazione urbana con una maggiore attenzione al verde. Interventi che includono anche materiali innovativi, come pavimentazioni drenanti, per ridurre l’accumulo di calore.
Guardando alla pianificazione, l’assessore conferma l’esistenza di un’azione continuativa: «abbiamo già iniziato quest’anno una ripiantumazione di molte alberature, sia in centro sia in periferia», precisando che si tratta di un lavoro costante sostenuto da risorse comunali e, quando possibile, da finanziamenti ministeriali e regionali. Tra gli esempi citati, anche gli interventi a Borgo San Sergio, finalizzati a «tutelare la biodiversità e aumentare il verde urbano». Non manca un passaggio sul delicato equilibrio tra tutela e gestione del patrimonio arboreo: «l’abbattimento a volte fa parte anche di quella conservazione», osserva Babuder, spiegando che la rimozione di esemplari compromessi può essere necessaria per garantire sicurezza e funzionalità, nell’ottica di una successiva riqualificazione. Infine, sul coinvolgimento della cittadinanza, l’assessore richiama l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato: «abbiamo cercato di lavorare anche con l’ATER, quindi sui giardini privati, con diverse associazioni, sia ambientaliste sia di tutela», con l’obiettivo di valorizzare anche i piccoli spazi verdi diffusi e rafforzare una cultura della cura del territorio.
Approfondimento a cura di Francesco Viviani e Benedetta Marchetti




