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Sampdoria, Manfredi si è dimesso. Non è più presidente


Matteo Manfredi non è più presidente della Sampdoria. Un comunicato del club ha sancito la fine di un’era. Nel testo si pensa già al futuro e soprattutto a rassicurare l’ambiente: “La proprietà ribadisce il proprio pieno impegno nel proseguire questo percorso con chiarezza di intenti e una visione a lungo termine. Sotto il costante supporto e la guida di Tey, il club continuerà a perseguire un piano strutturato volto al rafforzamento della propria posizione sportiva e finanziaria”.

Nello stesso comunicato si precisa che il nuovo presidente sarà Francesco De Gennaro e contestualmente, Alberto Bosco, attuale direttore operativo del club, è stato cooptato all’interno del Consiglio di Amministrazione.

Si è finalmente raggiunto l’accordo tra Joseph Tey e Matteo Manfredi per la cessione del famoso diritto di opzione, che permetteva, detto in parole semplici, al secondo di decidere o comunque avere un ruolo fondamentale nelle scelte, senza mettere, di fatto, i soldi. Questa la sintesi, poi ci sono i tecnicismi, poco interessanti per i tifosi. Non sono note le condizioni dell’accordo, ma il passaggio non è avvenuto a titolo gratuito. In questi ultimi giorni c’è stato un’accelerazione che ha finito per acuire il muro contro muro tra Manfredi e Tey e Manfredi e il consiglio di amministrazione, culminato nell’azione di responsabilità del presidente per la gestione e i conseguenti oneri di questi ultimi mesi.

L’immagine di una società divisa e senza pudori resta quella di Sampdoria-Monza, con Manfredi, solo nello skybox, e Di Gennaro-Fiorella, un autentico ticket, al piano di sopra, quasi a sancire una distanza sotto ogni punto di vista. In questi ultimi giorni si è parlato di un Manfredi isolato, che ha ridotto al minimo i contatti, quasi un preludio a un epilogo ormai inevitabile.

Adesso si apre un futuro con tanti possibili scenari e altrettanta incertezza. Bisogna, infatti, capire se questa accelerata, che chiude una situazione di stallo, e facilita, in teoria, approvazione del bilancio e rispetto delle scadenze possa essere il primo passo per facilitare un cambiamento della proprietà, oppure Tey, rimasto solo, possa decidere di investire oppure si torni allo scenario della scorsa estate, con investimenti ridotti al minimo e guida affidata allo sfuggente Walker, il rappresentante degli interessi di Tey in Europa, e il suo “braccio operativo” Fredberg, capaci di partorire i vari Donati, Ferri, Coucke, Narro, Cuni e, non ultimo, Cardenas, senza dimenticare i fratelli Reedtz e il loro algoritmo, “Football radar”.

Certamente, però, si sblocca una situazione che vedeva la Sampdoria destinata al ruolo di vittima sacrificale. Il vero segnale sarebbe un autentico piano industriale che è completamente mancato in questi tre anni, vissuti alla giornata. Ora tocca a Tey, di cui tutti assicurano l’ampia disponibilità economica, non ultimo Radrizzani, anche se altri affermano che sia un illustre sconosciuto o quasi perfino negli ambienti di Singapore.

Il presidente uscente Matteo Manfredi ha salutato con una lettera, in cui rivendica subito il suo merito principale. “Ho salvato la Sampdoria a dodici giorni dal fallimento”. Considera ora conclusa la sua missione: “preservare un patrimonio del calcio internazionale”. Rivendica di lasciare una società “risanata, equilibrata, dotata di strutture moderne”. Non nasconde, però, un rammarico: “i risultati sportivi non sono stati all’altezza delle aspettative”. La chiusura è “un ringraziamento particolare per Joseph Tey, che ha creduto nel progetto con generosità”.


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