Giallo di Pietracatella, l’avvocato: “Difficile pensare che Alice abbia agito come neanche il Mossad sapeva fare” | isNews
Le parole del legale in merito al sequestro del cellulare della 18enne, sorella e figlia delle due donne morte per sospetto avvelenamento da ricina
CAMPOBASSO. Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi morte per sospetto avvelenamento da ricina, l’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, interviene in merito agli sviluppi dell’inchiesta per duplice omicidio premeditato.
“Noi restiamo tranquilli, non sono preoccupato”, le parole del legale all’Ansa in merito al sequestro del cellulare di Alice Di Vita, 18 anni, sorella e figlia delle due donne di Pietracatella morte a dicembre.
Sui motivi per i quali sia stato sequestrato solo lo smartphone della 18enne e non anche gli altri della famiglia, l’avvocato espone le sue ipotesi. “Credo che gli inquirenti vogliano fare le attività di indagine un po’ alla volta. Probabilmente in questo momento si stanno concentrando su un aspetto, poi lo faranno su altro”.
Facciolla esclude comunque un possibile coinvolgimento della ragazza: “Lo dico con grande tranquillità, io stento a pensare che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad era in grado di poter gestire in quel modo. Questa vicenda di Alice mi suona nuova, io ero fermo alle attività che svolgevano sul conto di Gianni, sulle quali non mi sembra ci siano dubbi, almeno per quanto mi riguarda, perché lui ha ricostruito in maniera puntuale un po’ tutto”.
L’avvocato quindi parla dell’avvelenamento con la ricina. “Gianni non immagina minimamente cosa possa essere accaduto. Per questo fanno bene gli investigatori a fare una indagine classica, perché se non si riesce prima a capire da dove proviene il veleno non puoi poi attribuirlo a qualcuno”.
Sulla possibilità che altri telefoni possano essere sequestrati, Facciolla infine puntualizza: “Noi abbiamo messo a disposizione, se dovessero servire, anche gli altri dispositivi”.
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