Foggia, l’ultimo saluto al personal trainer assassinato: la città in lacrime chiede giustizia
Foggia, l’ultimo saluto al personal trainer assassinato. Ai funerali di Dino Carta, un’intera città in lacrime chiede giustizia.
FOGGIA – La chiesa del Santissimo Salvatore si è riempita di silenzio, dolore e rabbia composta per l’ultimo saluto a Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso la sera del 13 aprile scorso a pochi metri dalla sua abitazione mentre portava a spasso il suo cane, Maya. Un omicidio ancora avvolto nel mistero: responsabili e movente restano infatti, al momento, sconosciuti. Il feretro è arrivato avvolto da corone di fiori bianchi e da un lungo rosario, accolto da un applauso commosso e da una folla numerosa che ha riempito la chiesa e il piazzale antistante. Un ritorno simbolico in quel luogo che per Dino aveva un significato profondo: proprio lì, circa due anni fa, aveva sposato la moglie Sara.
Foggia, l’ultimo saluto al personal trainer assassinato
A celebrare le esequie è stato monsignor Giorgio Ferretti, arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino, davanti a familiari, amici, colleghi e rappresentanti delle istituzioni. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino, mentre la famiglia ha chiesto e ottenuto il rispetto della privacy durante la cerimonia, senza accesso alla stampa all’interno della chiesa.
Fuori, però, il dolore è esploso al termine della funzione: un lunghissimo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro, tra lacrime, abbracci e grida di giustizia. «Dino era un ragazzo perbene, sempre con il sorriso sul volto. Accoglieva tutti con umanità e rispetto», ha ricordato una collega della palestra in cui lavorava. Parole che hanno restituito l’immagine di un uomo descritto da tutti come un punto di riferimento umano prima ancora che professionale.
Nel corso della cerimonia, amici e colleghi hanno condiviso ricordi e testimonianze, tutti accomunati da un’unica certezza: l’incredulità per una morte che continua a non trovare spiegazioni. «Chiediamo giustizia per Dino» è stato il grido che ha attraversato la chiesa e il piazzale, diventando il filo conduttore di un addio che si è trasformato in una richiesta collettiva di verità. Mentre la bara lasciava la chiesa tra applausi e lacrime, Foggia si è fermata ancora una volta, sospesa tra il dolore di una perdita improvvisa e l’attesa di risposte che, a oltre dieci giorni dal delitto, ancora non arrivano.
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