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la nuova parola per indicare le ondate di “caldo crudele”

Il riscaldamento globale non sta solo riscrivendo i record climatici, ma sta letteralmente costringendo le nazioni a inventare nuove parole per descrivere una realtà sempre più estrema. Come riportato dalla Bbc, il Giappone ha ufficialmente introdotto un nuovo termine nei suoi bollettini meteorologici per indicare le giornate in cui la colonnina di mercurio raggiunge o supera i 40°C: Kokushobi. Traducibile dai media giapponesi e internazionali come giornata dal “caldo crudele”, “brutale” o “severo”, il termine utilizza il carattere giapponese koku (酷), che significa per l’appunto aspro o spietato. L’annuncio è stato formalizzato venerdì scorso dalla Japan Meteorological Agency (JMA), segnando la prima volta dal 2007 che l’agenzia si vede costretta ad aggiornare il proprio vocabolario (all’epoca fu introdotto mōshobi per indicare i giorni oltre i 35°C).

Il sondaggio nazionale: come si sceglie una parola per il caldo estremo

La decisione non è stata presa a porte chiuse. Tra febbraio e marzo, le autorità hanno lanciato un sondaggio online a livello nazionale che ha raccolto ben 478.000 risposte. I cittadini dovevano scegliere tra 13 opzioni per descrivere il nuovo livello di allerta termica. Ben 203.000 persone hanno votato per Kokushobi, che ha ottenuto più del triplo delle preferenze rispetto al secondo classificato, chōmōshobi (traducibile come “giornata super estremamente calda“). Come riportato dal quotidiano Asahi Shimbun, tra le altre alternative suggerite figuravano espressioni molto grafiche: gekiatsubi (un caldo brutale, intenso ed esplosivo), shakunetsubi (un calore rovente che sembra bruciare la pelle) e futtobi (un giorno così caldo in cui sembra che il mondo stesso stia bollendo).

Il Japan Times ha sottolineato che, oltre ai risultati del sondaggio, la scelta finale è stata validata dal parere di esperti linguistici, i quali hanno ritenuto il termine Kokushobi socialmente familiare e linguisticamente appropriato. La nuova classificazione si unisce così alla scala già esistente in Giappone: natsubi (giorno d’estate, oltre i 25°C), manatsubi (giorno di mezza estate, oltre i 30°C) e mōshobi (giornata estremamente calda, oltre i 35°C).

I numeri di un’estate da record: il 2025 in Giappone

La necessità di un nuovo vocabolario nasce dai dati implacabili dello scorso anno. L’estate 2025 è stata la più calda in Giappone dall’inizio delle misurazioni nel 1898, registrando temperature medie a livello nazionale superiori di 2,36°C rispetto alla norma. Tra giugno e agosto, la soglia dei 40°C è stata superata per ben nove giorni, culminando il 5 agosto con un nuovo picco nazionale di 41,8°C registrato nella città di Isesaki. Per comprendere la portata dell’accelerazione climatica, basta un raffronto con l’anno precedente: nel 2024 i giorni oltre i 40°C erano stati “solo” quattro, con un picco di 41°C a Sano. I record si sono sbriciolati anche nelle grandi metropoli: Tokyo ha registrato 25 giorni con temperature superiori ai 35°C (contro una media storica di appena 4,5 giorni), mentre Kyoto ha sofferto per 52 giorni sopra tale soglia (contro una media di 18,5). Per l’estate in corso, la JMA prevede un’alta probabilità di temperature superiori alla norma tra giugno e agosto, periodo in cui il termine Kokushobi inizierà a risuonare regolarmente nei bollettini meteo per avvertire la popolazione.

La crisi climatica globale e l’allarme di Copernicus

Gli scienziati non hanno dubbi: questa tendenza è guidata dalla crisi climatica. Nel caso specifico del Giappone, il riscaldamento delle acque marine circostanti l’arcipelago intrappola il Paese in una cappa di calore che si prolunga fino ad autunno inoltrato, alimentando peraltro tifoni sempre più intensi e precipitazioni estreme. A livello globale, il quadro tracciato da Copernicus (il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea) è inequivocabile: il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato sia a livello mondiale che in Europa. Il triennio composto dal 2023, 2024 e 2025 rappresenta il periodo più rovente della storia climatica documentata. Secondo il rapporto di Copernicus, queste anomalie termiche poggiano su due pilastri: l’accumulo inarrestabile di gas serra nell’atmosfera (dovuto alle continue emissioni e alla ridotta capacità di assorbimento da parte dei pozzi naturali come le foreste) e le temperature eccezionalmente elevate della superficie degli oceani, innescate da fenomeni come El Niño ma drammaticamente amplificate dal cambiamento climatico.

Impatti sulla salute e sull’economia

Le conseguenze del “caldo crudele” vanno ben oltre il disagio fisico. Il calore estremo genera gravi rischi per la salute pubblica, che spaziano dai colpi di sole e di calore fino al decesso. A livello economico, le ondate di calore paralizzano la produttività: le industrie che operano all’aperto sono costrette a fermarsi e le scuole devono spesso chiudere i battenti. Mentre i combustibili fossili continuano a essere bruciati a ritmi allarmanti, mettendo a rischio milioni di vite e infrastrutture, la transizione ecologica si rivela un’urgenza non solo climatica ma anche geopolitica. Durante l’attuale crisi energetica globale – esacerbata dal blocco effettivo dello Stretto di Hormuz – le fonti rinnovabili come l’eolico e il solare stanno dimostrando tutto il loro valore strategico. Gli esperti ribadiscono che i governi hanno un ruolo chiave nell’accelerare questa transizione (ad esempio tagliando i sussidi alle aziende produttrici di combustibili fossili), ma anche i cittadini possono fare la loro parte, riducendo i consumi energetici e installando, dove possibile, impianti solari domestici.


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