Uccise il papà, per il perito della Procura di Bolzano il ventenne era consapevole – Cronaca
BOLZANO. Bojan Panic, oggi 20enne ed ex studente dell’istituto “Galileo Galilei” di via Cadorna, quando uccise suo padre nella notte fra il 3 e il 4 aprile dello scorso anno nell’appartamento di famiglia a Mezzolombardo, era in grado di intendere e di volere. Su questo sembrano convergere sia la perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trento, Gianmarco Giua (affidata al dottor Giacomo Filippini di Brescia), che la consulenza richiesta dalla procura, rappresentata ora dalla pm Nadia La Femina che ha ereditato il fascicolo dalla pm Patrizia Foiera.
Il perito e il consulente in questione, quindi, sembrano non avere dubbi sul quesito che è stato posto loro per chiarire lo stato in cui si trovava l’allora diciannovenne quella terribile notte: non solo il ragazzo sarebbe in grado di intendere e di volere, ma anche di stare in giudizio, a detta degli esperti.
Ma così non è secondo la consulenza della difesa dell’indagato, rappresentata dall’avvocata Veronica Manca, che si pone invece su un piano diverso. Giuseppe Sartori, professore emerito di neuropsicologia e neuroscienze forensi all’Università di Padova, al quale è stato affidato il compito, ha riscontrato in Panic un «vizio parziale di mente» nel momento in cui si è scagliato contro il genitore con un coltello, per proteggere la madre, vittima di maltrattamenti da parte del marito. Tesi che è stata sostenuta sulla base di uno studio scientifico sul disturbo dell’attenzione condotto in carcere: se venisse accolta potrebbe pesare su una possibile condanna, con uno sconto di pena. I risultati sono stati quindi depositati e discussi in sede di incidente probatorio, nel corso dell’udienza che si è tenuta venerdì scorso, 17 aprile, in poco meno di un’ora di tempo. Ora spetterà alla pm decidere se procedere con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini o se disporre di ulteriori approfondimenti.




