Piemonte

la storia dell’artista rifugiata Samaa Emad  – Torino Oggi


Samaa Emad è una delle artiste invitate a esporre nella mostra Gaza. Il futuro ha un cuore antico, che fino al 27 settembre sarà visitabile alla Fondazione Merz.

26 anni, è riuscita a ottenere un visto e ad arrivare a Parigi come richiedente asilo dopo essersi rifugiata a Gaza dal suo villaggio d’origine, Semsem, che oggi non esiste più. “Parlando attraverso l’arte e tutti i mezzi è possibile ricordare il nostro Paese” commenta l’artista.

La memoria quotidiana e domestica è al centro dei due lavori che ha portato in mostra. Il collage è usato come strumento di ricostruzione e cura.

In “Reimagining Homeland” (2023), fotografie d’archivio, mappe e testimonianze si intrecciano per restituire la vita dei villaggi prima della Nakba, riattivando una memoria che resiste alla cancellazione. E così si vede ancora la coltivazione delle arance a Yafa e il famoso lago a Tabaria.

“È come costruire un ponte tra i nonni, la storia orale e lo storytelling e la generazione di oggi e quella futura. È importante mantenere storia viva e trasformarla in differenti forme visive. Questo è un collage digitale che presenta diversi villaggi e città distrutte durante l’occupazione. Ho fatto una mappa con tutti i loro nomi arabi prima che venissero distrutti e i loro nomi cambiati. Non ho mai visto questi posti, ma come altri ho immaginato la vita come fosse attraverso i racconti, è come riportarla alla vita”.

In “Genocide Kitchen” (2024), il cibo invece diventa un dispositivo politico: attraverso immagini e ricette, l’artista documenta la realtà quotidiana della crisi a Gaza, trasformando gesti domestici in atti di testimonianza e sopravvivenza.

E proprio la vita quotidiana in Palestina è per Samaa solo un ricordo lontano.

“Ho lasciato tutto a Gaza, anche se ovviamente non c’è più nulla, tolto la mia famiglia che è ovviamente la cosa più importante. La città è totalmente distrutta ma è nostro compito almeno ricordarla”.




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