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Voltolini: “Con Ferrari Hypersail spostiamo i limiti del possibile”

MILANO – Ha preso il posto di Giovanni Soldini, lo skipper italiano più titolato nelle regate oceaniche, e ora è lui il capo progetto di Ferrari Hypersail, lo scafo volante targato Maranello che punta a battere tutti i record. Ingegnere nautico, giovanissimo (ha meno di 40 anni), Enrico Voltolini è uno dei frontmen del progetto Hypersail. Ieri a Milano è stata svelata la livrea della barca: “Non ho mai visto nulla del genere. Stiamo spostando i limiti del possibile”.

Voltolini, cosa sarà Ferrari Hypersail? “Un monoscafo estremo, che non è mai stato fatto prima, possibile grazie a Ferrari che ci ha creduto. La barca sarà alimentata dalla natura e dall’uomo, poi sfiderà la tecnologia, ma in questo campo siamo già a un livello altissimo”.

Avete scelto come colori il giallo e il grigio. “Quelli scuri non erano indicati. E il rosso è già il simbolo delle automobili. Mi piace così com’è Hypersail, con questa colorazione risaltano anche i pannelli solari (una delle fonti energetiche dello scafo, ndr). È bellissima”.

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Quando sarà messa in acqua? “Non abbiamo ancora una data certa. Potrebbe essere all’inizio del prossimo anno. Verrà invece mostrata nella seconda metà di quest’anno”.

È nata per infrangere record: quale è quello a cui tiene di più? “Intanto faremo delle regate, nelle quali parteciperanno barche offshore. Poi sì, punteremo ad alcuni record. La massima ambizione è di battere il primato del Trophée Jules Verne, circumnavigare il mondo in meno di 40 giorni”.

Quando ci proverete? “Un passo alla volta, ci vorrà un po’ di tempo. La barca va sviluppata, l’equipaggio dovrà allenarsi, provare, conoscere lo scafo nuovo. La nostra finestra temporale per mirare al record arriva fino al 2031”.

I suoi prossimi passi? “In questo momento sto cercando le persone che mi aiuteranno nei test strutturali e nei debug (processo di individuazione, analisi e correzione di errori, ndr). Quando spingi così tanto la tecnologia, devi effettuare delle analisi per assicurarti che tutto sia stato fatto nella maniera corretta sia nel design sia nella fase costruttiva”.

I test strutturali? “Inizieremo tra ottobre e dicembre. Avremo analisi sulla barca: sulle appendici, sul timone, sulla chiglia, sull’albero. Poi, quando avremo lo scafo completo, potremo iniziare a testare i sistemi, a metterlo in acqua e ad avviare tutte le prove operative”.

Un percorso ancora lungo, un po’ come il suo. “Da bambino andavo sugli Optimist, ma la vela non era il mio sport preferito. Ci sono arrivato più avanti, quando ho iniziato a studiare Ingegneria Navale all’Università di Genova. Volevo competere. Dopo la Coppa America con Luna Rossa, dalla metà dello scorso anno ho cominciato a lavorare con Giovanni Soldini. Mi ha chiamato, io lo conoscevo solo di fama”.

Avete lavorato insieme per diversi mesi. “Soprattutto con il simulatore, con i ragazzi del team. Abbiamo sviluppato un PlayBook su come navigare con questo scafo”.

Soldini è stato il suo modello? “La mia ispirazione. Da ragazzino leggevo la carta stampata, un giorno trovai una copertina del Giornale della Vela con Giovanni sulla Kodak. Mi ha fatto venire voglia di navigare e scoprire l’oceano”.

Adesso ha preso il suo posto nel progetto Hypersail. “Un’emozione grandissima e una responsabilità ancora maggiore. Questo passaggio di testimone per me è qualcosa di eccezionale, un’eredità pesante da raccogliere. Ma il nostro è un lavoro di squadra, un progetto ambizioso e in evoluzione”.

I prossimi obiettivi? “Quello principale nel breve periodo è di far funzionare la barca, non è scontato perché è veramente complicato. Poi la svilupperemo, faremo delle regate e andremo a caccia dei record”.


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