Alla ricerca della vetta del Monte Barro di Agrano
Il monte Barro (o Barro di Agrano, per distinguerlo da un altro monte Barro che sta in Lombardia) è un rilievo delle Alpi Cusiane di 662 metri di quota che si affaccia sulla riva orientale del Lago d’Orta.
Agrano è una frazione (ma una volta era comune indipendente) a nord della montagna, mentre Crabbia si trova a sud-ovest; il tutto dalle parti del Mottarone. Il Barro offre escursioni facili e piacevoli praticamente in tutti i periodi dell’anno. Ok, la quota è bassina, poco più che collinare, ma la prominenza è di 206 metri, cosa che ne fa una meta di un certo interesse per un collezionista di cime. Il suo punto forte è la bellissima vista sul lago che si gode dalla “Croce degli Alpini“, un vero e proprio belvedere sul Cusio e sulle montagne della Valsesia. E poi il Lago d’Orta è uno dei miei posti preferiti. Oltre alla bellezza del paesaggio e a molte emergenze storiche e artistiche – il Sacro Monte di Orta, il centro storico di San Giulio, l’omonima isoletta in mezzo al lago, la Madonna del Sasso, alcuni piccoli musei…- ci sono la mortadella di fegato, lo shopping all’outlet della Alessi di Omegna, il canottaggio e il servizio pubblico di navigazione lacustre. E, per i più ardimentosi, il parapendio e l’arrampicata su falesie come quelle del versante occidentale del Mottarone o della Madonna del Sasso. E ancora certe belle spiaggette dove d’estate ci si può fermare per una nuotata o a prendere il sole, cose che si possono entrambe accoppiare molto bene proprio con la salita al Monte Barro.
La mia salita
Per raggiungere il Barro sono partito da Pratolungo, un paesino in comune di Pettenasco, dove ho posteggiato vicino alla chiesetta della Madonna della Neve. Volendo evitare l’uso dell’auto (vedi Collezionismo di cime e sostenibilità) si può invece arrivare all’attacco della gita in una mezz’oretta di cammino partendo dalla stazione ferroviaria di Pettenasco (linea Domodossola-Novara). Da Pratolungo sono salito, prima per asfalto e poi per un largo sentiero nel bosco, fino a un bivio nei pressi della cima. Lì ho preso a sinistra e in breve sono arrivato alla “Croce degli Alpini“, che qualcuno sbadatamente considera la cima del monte. Dopo aver ammirato la vista sul lago sono tornato al bivio e ho cominciato a cercare la vera vetta della montagna. La parte alta del Barro è quasi pianeggiante ed è coperta da un fitto bosco di latifoglie, e quindi non è facile individuare il punto culminante. Dopo aver raggiunto un primo cocuzzolo ho proseguito per qualche decina di metri verso nord e ho trovato una seconda elevazione che, stando al sensore gps, era qualche metro più alta. Sulla sua cima si trova una struttura muraria in pietra a pianta grosso modo quadrata
, non so se antica o relativamente recente. Considerata raggiunta la cima, ho cominciato la discesa dalla parte opposta del monte e per sentiero sono arrivato al paesino di Agrano. Superata la strada provinciale 127 ho poi raggiunto la chiesa di San Maiolo
e il suo bel viale alberato. In una cappella lì a fianco si trova la “morta di Agrano”, una mummia settecentesca oggetto di varie credenze popolari. Per il ritorno a Pratolungo, invece che seguire la provinciale, ho preferito percorrere un largo sentiero quasi pianeggiante che segue il corso del torrente Pescone. Si passa tra zone prative, boschetti e vecchie cascine e alla fine, allontanandosi dal torrente, si sale raggiungendo Pratolungo
(chiesa di San Grato). Il giro nel complesso è lungo quasi 9 km e richiede due-tre ore di cammino.
Scusi, ma la cima dov’è?
Per i collezionisti di cime capire dov’è il punto culminante di una montagna di solito non è difficile. Spesso a indicare la cima c’è una croce, un pilastrino geodetico o, magari, un ometto in pietrame (vedi Croci, fortezze ometti). Altre volte però la situazione è più confusa, come appunto nel caso del monte Barro. La croce per qualche motivo – ad esempio perché si possa vedere bene dal paese sottostante – potrebbe essere stata collocata a una certa distanza dalla vetta. Oppure il sentiero passa sì vicino alla cima, ma la parte più alta del monte che voglio raggiungere è coperta da una boscaglia fitta e spinosa. Oppure, di nuovo come nel caso del Barro, di cime ce ne sono più di una, e chissà qual è quella più alta. E, per chi condivide le tracce .gps delle sue gite, non è bello segnare come cima un punto che magari è lontano decine di metri da quello che è davvero il punto più alto della montagna. Poter consultare una qualche forma di cartografia online – con la rilevazione della propria posizione attivata – in questi casi aiuta molto. Io di solito per capire se ho davvero “conquistato la vetta” uso OpenStreetMap. Si tratta di una mappa globale sviluppata e “popolata” da volontari, e che di solito per il Piemonte è piuttosto precisa. E che, sopratutto, riporta chiaramente la posizione delle varie cime cartografate, con un triangolino marrone, in genere indicandone la quota. Va detto però che anche altre app, come Peakbagger o Komoot, offrono più o meno lo stesso servizio. La mia raccomandazione è comunque quella di non esagerare con la smania di precisione: metro più o metro meno non mi sembra che faccia tutta quella differenza, e poi in fondo nessuno ci paga.
Per approfondimenti:
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