Carri di maggio a Terni: passione, identità e rinascita. Il dietro le quinte

di Maria Giulia Pensosi
Da rimanere a bocca aperta. Questa la prima sensazione che ha provato chi scrive varcando la soglia dello stabile negli ex Studios di Papigno dove quest’anno i maggiaioli stanno allestendo i carri di maggio. La stessa sensazione che Umbria24 prova ogni anno quando, per portare voi lettori nel dietro le quinte del Cantamaggio ternano, osserva da vicino gli addetti ai lavori che si danno da fare. Mesi e mesi di lavoro, di impegno costante per una serata che rappresenta in tutto e per tutto la ternanità, quest’anno per la 130esima volta. Il 30 aprile saranno sette i carri a sfilare per le vie del centro di Terni, cinque in concorso, due fuori concorso. Andiamo a conoscere da vicino, ma non troppo per non rovinare la suspence, i cinque colossi di cartapesta in gara.
Lu Riacciu Per il gruppo maggiaiolo Lu Riacciu parla già da se la storia. Nel 2026 sono 52 anni che i maggiaioli di Terni nord partecipano alla manifestazione. Nel 2024 infatti sul colosso di cartapesta campeggiavano i due somari de Lu Riacciu, Giggetto e Rosetta, per festeggiare il mezzo secolo di storia del gruppo che quest’anno ha deciso di mettere al centro del carro l’amore e la natura. Da notare che l’ideatrice del colosso ha solo 22 anni, testimonianza di come la tradizione non sfiorisce. A lavorare all’opera, da febbraio, una decina di maggiaioli. Il carro poi sposa il suo significato con la canzone del gruppo che vede sempre al centro i sentimenti, ma al tempo d’oggi. “Madrina” del carro un’iconica figura dalle possenti dimensioni, della quale non vi sveleremo altro.

Li novi maggiaioli Pallotta-Polymer-Sabbione Le giovani leve e la tradizione. Questo è il gruppo di Pallotta-Polymer-Sabbione che riunisce maggiaioli di tutte le età: dalla colonna portante della “squadra”, 93enne, fino ai più giovani. Una decina anche loro i cittadini che lavorano attivamente al colosso di cartapesta che sta prendendo forma negli ex Studios. Quest’anno un carro dedicato alla storia del Cantamaggio ternano, una storia che dura da oltre un secolo e che è un caposaldo della città. Dalle radici, ai giorni d’oggi, con tutte le difficoltà del caso che comunque non asciugano la linfa vitale di Terni e delle sue tradizioni. L’identità al centro, l’appartenenza, la città con la sua anima: l’acciaio.

Il Castello di Papigno Nel borgo ternano quest’anno è rinata la tradizione. Ragazzi con grande spirito e veterani del Cantamaggio si sono messi insieme per festeggiare il ritorno della primavera. Mancava da mezzo secolo il carro di Papigno che nel 2026 tornerà a sfilare. La rinascita parte della storia: in campo infatti anche Sandra Bianconi, maggiaiola da 23 anni, e Roberto Farinelli, alla 36esima partecipazione. Un colosso di cartapesta curato nei minimi dettagli con rifiniture, ornamenti e addobbi floreali realizzati a mano che fanno la differenza. Una grande festa per lo schiudersi della bella stagione che strizza l’occhio al patrimonio naturalistico ternano.

Aics – Asd Il Salice Alla seconda partecipazione, i maggiaioli di Aics con Asd Il Salice non si sono di certo risparmiati. Il colosso di cartapesta, ideato da Giampiero Strinati, è imponente. Difficile fornire dei dettagli senza rivelare troppo per lasciarvi gustare il carro il 30 sera. Su tutto domina quella che possiamo definire un’imbarcazione che richiama la città, ma anche la purezza, la trasparenza. L’idea mette al centro il futuro e le nuove generazioni che si affacciano alla vita in un mondo che oggi sembra aver perso la luce, ma c’è sempre una guida a indicare la strada.

Giovani maggiaioli arronesi Lo stupore è tanto anche varcando le soglie del capannone in quel di Arrone, cantiere per il colosso di cartapesta dei Giovani maggiaioli arronesi. Il gruppo, costituito da circa 20 cittadini, ha iniziato a lavorare all’opera, ideata dal solito Daniele Aiani, a fine gennaio. I maggiaioli quest’anno scendono in piazza con una riflessione profonda sul nostro tempo. Protagonista un notissimo fisico, astronomo, matematico e letterato dal ‘500/’600 che riporta in auge la memoria della cultura attraverso la quale si può raggiungere di nuovo la libertà. Un maestoso colosso largo oltre cinque metri e lungo 12.

Uno spettacolo insomma, e per ogni colosso di cartapesta mancano ancora le luci, gli “effetti speciali”, la musica. Una tradizione fatta di storia, di passione, di costanza e dedizione. A dieci giorni dalla parata i lavori continuano a ritmi serrati mentre la città si animerà con diversi eventi collaterali, dal concorso vetrine, a quello delle canzoni, delle poesie, la sfilata dei mini-carri e quest’anno anche un concerto e dj set, sabato 2 maggio, in piazza Europa: “Mai dire Goku – Summer tour 2026”. Da segnalare poi la consueta premiazione dei colossi di cartapesta, il primo maggio.
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