i 5 migliori videogiochi con grafica disegnata a mano
Se da un lato assistiamo a una ricorsa spasmodica all’iperrealismo con i giochi dalla grafica più avanzata, dall’altro lato è confortante sapere che alcune delle esperienze interattive più profonde e immersive continuano ad essere proposte da quei titoli che fanno della grafica disegnata a mano il loro punto di forza.
Cuphead
Il capolavoro platform di Studio MDHR ha fatto propria l’arte videoludica del disegno a mano per elevarla a strumento in grado di restituire a schermo un’esperienza indimenticabile. Dall’aspetto dei fondali alla foggia dei personaggi, ogni singolo fotogramma replica alla perfezione lo stile ‘Rubber Hose’ dell’animazione anni ’30 della Disney, dando allo spettatore l’impressione di essere all’interno di un vero e proprio cartone animato. Il ritorno all’epoca d’oro celebrato nella nostra recensione di Cuphead non è che il riflesso dell’esaltazione del pubblico per la gemma interattiva firmata, e disegnata, dai fratelli Moldenhauer.
Hollow Knight e Hollow Knight Silksong
L’odissea interattiva in due atti di Hollow Knight ha riscritto le regole dei videogiochi metroidvania grazie al suo gameplay assuefacente e a un comparto artistico che definire ispirato sarebbe quasi un’offesa, considerando il mastodontico lavoro svolto da Team Cherry per erigere l’impalcatura ludica, narrativa e contenutistica di questa serie. La tecnica adottata dagli sviluppatori indie per concretizzare la loro visione creativa si rifà alle illustrazioni ‘oscure’ con linee semplici ma dalle forme ben caratterizzate. Un lavoro a dir poco encomiabile che, partendo da Hollow Knight, è esploso in tutta la sua bellezza nel sequel, come vi raccontiamo nella nostra recensione di Hollow Knight Silksong.
Ori and the Blind Forest e Ori and Will of the Wisps
Tra gli esempi virtuosi dei videogiochi con grafica disegnata a mano non possiamo non citare i Moon Studios e la toccante epopea vissuta dagli emuli del protagonista di Ori and the Blind Forest e del qui recensito Ori and the Will of the Wisps. A differenza di Hollow Knight e Cuphead, la gemma platform adventure in due atti edita da Microsoft non disdegna l’utilizzo del 3D (e delle tecniche di parallasse) per stratificare, illuminare e caratterizzare i livelli interconnessi di un mondo disegnato a mano, un approccio che contribuisce a dare profondità a ogni scena fondendo l’animazione all’ambiente. Anche l’uso del colore, nella serie di Ori, raggiunge livelli di assoluta eccellenza.
Pentiment
L’audace scommessa artistica lanciata da Obsidian con il qui recensito Pentiment viene ampiamente ripagata da un titolo costruito attorno all’inusuale idea di un ‘manoscritto interattivo’, un racconto digitale che mutua ogni suo aspetto ludico, narrativo e prettamente tecnico dalle xilografie e dalle miniature medievali. Un’opera virtuale tanto preziosa quanto originale che vanta una trama di prim’ordine, un gameplay intelligente e un comparto artistico pieno di tocchi di classe, come il font dei sottotitoli dei dialoghi che cambia in funzione dell’estrazione sociale del personaggio e un inchiostro che si asciuga sulla pergamena digitale in tempo reale.
Hades e Hades 2
Nella nostra recensione di Hades 2 vi spieghiamo perché è impossibile non amarlo, proprio in ragione della cura maniacale riposta da Supergiant Games per evolvere, ampliare e arricchire ogni aspetto della già straordinaria formula ludica, narrativa e artistica del capitolo originario. Ogni singolo elemento ammirato a schermo trasuda stile, merito dell’inconfondibile tecnica che ibrida il cel-shading ai ritratti 2D elaborata da Jen Zee e dal suo team di artisti. Rispetto alle altre serie videoludiche con un comparto artistico disegnato a mano, inoltre, l’IP di Hades si ritaglia un suo spazio di unicità in funzione dell’evoluzione stilistica decisa da Supergiant, con il passaggio dai toni caldi del primo Hades alle tonalità argentee e lunari di Hades 2.
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