Veneto

A Golena San Massimo, i rischi presenti e futuri degli eventi climatici estremi

Il Veneto è la terza regione in Italia a pagare il conto più alto degli eventi meteo-idro estremi che hanno colpito la penisola tra il 2015 e il 2024: registra quasi due miliardi di euro di danni a fronte dei quali i governi nazionali che si sono succeduti hanno stanziato poco meno di 300 milioni di euro, corrispondenti al 15% delle coperture necessarie. È quanto emerge dal rapporto “Quanto costa all’Italia la crisi climatica?” di Greenpeace Italia, che oggi diffonde i dati regionali e locali su frane e alluvioni in occasione dell’apertura a Padova della mostra “GEA 2076 – Ricordi dal futuro”. Inaugurata oggi 19 aprile a Padova alla Golena San Massimo, l’installazione-museo realizzata dall’artista Alessandro Calizza per Greenpeace Italia che mette in mostra i rischi presenti e futuri degli eventi climatici estremi, evidenziati anche dall’ultimo report dell’organizzazione ambientalista che ha elaborato i dati di Ispra e dipartimento della Protezione Civile. Nei dieci anni considerati dall’indagine, il Veneto risulta anche la quinta Regione italiana più colpita per numero di eventi meteo-idro estremi. Allo stesso tempo, è al terzo posto tra le Regioni che più hanno investito risorse per la prevenzione del dissesto idrogeologico, spendendo 877 milioni di euro.

L'evento ha riscosso grande attenzione da parte della collettività

«Con quasi 2 miliardi di euro di danni in dieci anni, il Veneto si dimostra uno degli epicentri della crisi climatica nel nostro Paese, con impatti che già da tempo colpiscono duramente i territori e le comunità – ha dichiarato Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia – Le risorse spese in prevenzione, e soprattutto in interventi di riparazione, sono ancora troppo poche e sono un segnale che la politica italiana non prende ancora sul serio l’emergenza più grande della nostra epoca, quella climatica. “GEA 2076” ci invita a riflettere sulle responsabilità delle grandi aziende del petrolio e del gas e ci ricorda che l’inerzia politica e l’assenza di azioni concrete ci stanno portando verso scenari estremi. È il momento di agire, prima che gli effetti della crisi climatica diventino irreversibili».

«Con questo progetto – ha spiegato l’artista Alessandro Calizza – ho voluto trasformare l’opera “GEA 2076” in uno strumento di analisi critica, capace di far riflettere sulla complessità della realtà che abitiamo ogni giorno, facendola scoprire sotto nuovi punti di vista che permettano una presa di coscienza personale e collettiva. L’installazione non nasce per generare timore o ansia, ma punta a stimolare una partecipazione consapevole alla vita pubblica. L’intento è dare vita a un dispositivo con cui parlare sia a giovani che meno giovani, con un linguaggio e un’estetica liberi dalle forme più canoniche dei classici luoghi dell’arte, spesso troppo rigide e poco adatte a innescare quel dialogo e quell’interazione necessari perché l’opera lasci poi davvero qualcosa a chi ne fa esperienza».

L’opera di Calizza, aperta al pubblico gratuitamente fino alle 19 di questa sera in via San Massimo 137, è una macchina del tempo che catapulta i visitatori in avanti di mezzo secolo per mostrare loro – attraverso l’espediente dell’iperbole – come in appena cinquant’anni gli impatti del cambiamento climatico, l’inerzia politica dei governi e la sete di profitto delle aziende inquinanti rischiano di condurci verso una realtà distopica. “GEA 2076” si compone di tre diverse aree che, tramite un coinvolgente percorso espositivo, raccontano in uno spazio integrato, accessibile e interattivo non solo le cause e le responsabilità della crisi climatica, ma anche e soprattutto la concretezza di un cambiamento di rotta ancora possibile.

L’apertura della mostra di oggi, seguita dalla presentazione a Golena San Massimo del libro di Daniele Pernigotti “Questo clima deve cambiare”, è l’ultimo degli appuntamenti che vede Greenpeace protagonista alla Padova Climate Action Week. Durante la settimana, l’organizzazione ambientalista ha infatti preso parte all’incontro su “Climate Change e cause strategiche” organizzato a Palazzo Wollemborg dall’Università di Padova (13 aprile) e alla proiezione con dibattito del documentario Il prezzo che paghiamo, prodotto da Greenpeace Italia insieme a ReCommon, al Cinema Rex (16 aprile). “GEA 2076” proseguirà il suo itinerario in altre città italiane anche il mese prossimo e concluderà il suo tour primaverile a Bari il 22, 23 e 24 maggio.


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