Marche

il condominio deve risarcirlo di oltre 12mila euro tra danni patrimoniali e biologici

MACERATA Le infiltrazioni dalla scala condominiale esterna provocano muffe nel suo appartamento e dopo anni vissuti in quell’immobile gli viene una sinusite cronica etmoidale (tra le orbite e le cavità nasali) e mascellare. Fa causa al condominio e il giudice gli dà ragione: dovrà essere risarcito con 12.306 euro.

 

Il fatto

A ricorrere al tribunale civile è stato un maceratese di 66 anni attraverso l’avvocato Luca Sartini. L’uomo è proprietario di un piccolo immobile posto in posizione seminterrata in un condominio a Macerata. L’antibagno e il bagno sono collocati sotto la scala condominiale esterna e da lì si erano verificate le infiltrazioni.

Nel corso del processo il giudice ha disposto due consulenze tecniche, una affidata a una dottoressa l’altra a un geometra. La prima, a settembre 2024, ha concluso la propria perizia sostenendo che «ragionevolmente si può ricondurre la patologia patita (dal maceratese, ndr) all’esposizione conseguente alla permanenza nell’immobile di proprietà e dovuta alle muffe di cui si è data evidenza attraverso le fotografie e le testimonianze». A sua volta il geometra ha evidenziato che «nell’antibagno, sia sul soffitto che sulle pareti, sono visibili macchie derivanti da vecchie infiltrazioni di acqua meteorica; in un punto tra parete e soffitto si evidenzia una piccola infiltrazione riconducibile al distacco di una piccola porzione del battiscopa del pianerottolo posto al piano primo sottostrada da cui si accede».

Secondo il giudice il fatto che l’unità immobiliare avesse poca aerazione avrebbe sì impedito all’appartamento di “asciugare” le infiltrazioni, ma il condomino aveva richiesto inutilmente di intervenire con lavori di manutenzione e riparazione. L’inerzia del condominio ad attivarsi immediatamente con i lavori avrebbe dunque quantomeno aggravato il danno lamentato dal maceratese. Il giudice si è poi soffermato sulla scelta del condomino di vivere in un immobile privo di adeguate aperture e finestre: questa scelta, secondo il magistrato «non poteva e non può escludere l’obbligo del condominio di riparare, e con sollecitudine, la scala al fine di impedire le infiltrazioni. Del resto, la occupazione dei locali anche a fini diversi da quelli abitativi non escludeva del tutto la permanenza nell’immobile (del proprietario), e il relativo diritto alla sua frequentazione in condizioni di salubrità».

Di qui la decisione: il condominio, in persona dell’amministratore suo legale rappresentante, e un condomino (che è voluto intervenire volontariamente nel processo) sono stati condannati, in solido tra loro, al pagamento in favore del maceratese, della somma di 12.306 euro, oltre agli interessi legali, le spese di lite e delle consulenze tecniche.




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