Stranezze di città, con la nostalgia continueremo a viaggiare nel “vecchio trenino delle Laziali”
I nonni di una volta avevano il tempo di sedersi a raccontare e ricevevano anche l’ascolto. Oggi tutto è istantaneo e raccontare con lentezza richiede del tempo….. a chi deve ascoltare. I ragazzi sembra non abbiano nemmeno il tempo di fermarsi a chiedere: “Ma qui cosa c’era prima?“.
Noi di Abitare A Roma però sappiamo che la curiosità si accende solo se qualcuno si prende la briga di farlo e quindi ci facciamo carico di scrivere anche …….“su cosa c’era prima”.

Per intere generazioni il “trenino delle Laziali“ non è stato solo un mezzo di trasporto, è stato anche ritmo, energia e atmosfera in tutti i quartieri che quotidianamente ha attraversato.
Un prolungamento della linea tranviaria, inaugurato il 28 aprile 1927, ha portato il “trenino delle Laziali” anche a piazza dei Mirti, cuore pulsante di Centocelle, diventando un elemento di arredo urbano oltre che un punto di riferimento sociale.

Dalla stazione di Centocelle il trenino si inoltrava verso piazza dei Mirti e la percorreva in un vero e proprio anello. I treni giravano l’intera piazza senza invertire la marcia e ripartivano verso il centro di Roma.

Il rumore del convoglio che entrava nella piazza è stato per decenni lo strumento che batteva il tempo della vita dei residenti.
Il trenino condivideva lo spazio con le auto, i pedoni e i venditori ambulanti, non era separato dal quartiere da recinzioni o barriere, ne era parte integrante.
Le pensiline erano il luogo dell’attesa quotidiana, non erano solo una posizione di transito ma un punto di ritrovo.
Il 15 maggio 1982 è partito l’ultimo trenino del tratto tra la stazione di Centocelle e piazza dei Mirti. Fu un viaggio silenzioso, quasi di soppiatto. Il “trenino delle Laziali” per oltre cinquant’anni aveva scandito il ritmo di quel tratto di Centocelle, ha completato l’ultimo giro dell’anello ed è scomparso verso San Felice da Cantalice, lasciando dietro di sé un binario vuoto.

Per noi bambini di Centocelle il “trenino delle Laziali” era un compagno di giochi.
Sapevamo bene dove posizionare il tappo di gazzosa, nel punto del binario che curvava di fronte a via dei Platani e al banco del “cocomeraro”, pochi metri prima che il treno uscisse dall’anello di piazza dei Mirti.
Aspettavamo la vibrazione e quel sibilo metallico. Quando il treno era passato tornavamo a cercare il nostro tappo che non era più quello di prima, era diventato un disco di metallo lucido e schiacciato dalla forza delle ruote metalliche che scorrevano sulle rotaie.
Quel disco era il nostro tesoro in un’epoca che ci sembrava eterna.

Negli anni a seguire il “trenino delle Laziali” è stato una “linea di vita” per tanti lavoratori stranieri che vivono nel quadrante est di Roma, un viaggio quotidiano sulla Casilina tra la fatica del lavoro e il ritorno a casa.
Il treno permetteva di stare insieme agli altri, pur rimanendo nei propri pensieri. Il rumore del convoglio copriva le poche conversazioni, lasciando spazio alla riflessione silenziosa su ciò che si è lasciato nel proprio paese e su ciò che si sta costruendo qui.
Noi romani abbiamo per anni guardato fuori dai finestrini e abbiamo visto il degrado, il traffico la decadenza di una linea che non è stata modernizzata. I tanti stranieri, forse, hanno cercato fuori del finestrino dei punti di riferimento, imparando a riconoscere Roma attraverso i palazzi e le fermate di quella linea della periferia.
Se non conosciamo il passato, non possiamo abitare il presente. Tanti credono che le cose siano “sempre state così”, senza sapere quanta fatica, quanto lavoro e quanta vita ci sia stata per costruire, e poi smantellare, quello che oggi diamo per scontato.
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