l’infanzia diventa spettacolo al Teatro Civico 14

Domenica 19 aprile alle ore 18.00, in data unica, va in scena al Teatro Civico 14 “Sbucci”, progetto de “Gli Omini” con il sostegno del Teatro Metastasio di Prato. Lo spettacolo, scritto da Giulia Zacchini e interpretato da Francesco Rotelli e Luca Zacchini, nasce dall’ascolto diretto delle voci dei bambini, trasformate in materia teatrale.
L’appuntamento rappresenta un’occasione speciale per il pubblico di assistere a un lavoro che mette al centro l’infanzia contemporanea, restituendone pensieri, emozioni e visioni attraverso il linguaggio della scena. I biglietti sono disponibili online su www.teatrocivico14.it al costo di €15 (intero) e €12 (ridotto: under 30, over 65 e convenzioni).
“Sbucci” è un progetto che affonda le sue radici in un processo di ricerca e ascolto: “sbucciare” diventa qui una metafora del gesto di andare oltre la superficie, per arrivare all’essenza delle cose. “Gli Omini” costruiscono così un percorso che raccoglie parole, racconti e immaginari dei più piccoli, con l’obiettivo di comporre un ritratto corale dell’infanzia di oggi. Le ricerche pilota hanno permesso di definire un primo canovaccio aperto, pronto ad accogliere nuove storie e nuovi punti di vista. All’interno dello spettacolo, la parte fissa è affidata a Bobby, un enorme alieno a capo dei Bobbies, creature che assumono le fattezze delle scatole raccoglistorie utilizzate durante il laboratorio e che, in scena, prendono voce.
Da questa suggestiva premessa prende forma un gioco teatrale in cui due adulti si fanno portavoce di centinaia di bambini, affrontando temi universali: ferite, rabbia, relazioni familiari, identità, amicizia e solitudine. È un racconto capace di sorprendere per profondità e autenticità, dove la parola diventa strumento per “sbucciare” emozioni e vissuti. A volte uno sbuccio è una ferita, altre volte è l’esclusione, quel sentirsi messi da parte. In questo spazio, sospeso tra realtà e immaginazione, i bambini si riconoscono e gli adulti ritrovano tracce di una purezza perduta. Sbucci invita così lo spettatore a fermarsi, ascoltare e lasciarsi attraversare da uno sguardo inedito sul mondo, trasformando il teatro in un luogo di incontro vivo e necessario.
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