Pasta soporifera, la truffa “servita” dalla chef social

L’ingrediente principale non era il basilico o il pomodoro di qualità. Negli spaghetti preparati in un appartamento a Venaria Reale, alle porte di Torino, c’era un elemento invisibile e spietato: benzodiazepine. Quello che doveva essere un romantico primo appuntamento nato su un sito di incontri si è trasformato, il 6 febbraio, in un incubo per un pensionato di 68 anni, vittima di una coppia senza scrupoli.
Tutto ha inizio su Meetic. È qui che Ester Giglio, 49 anni, tesseva la sua tela. Si faceva chiamare “Francesca”, presentandosi come una chef raffinata, una professionista della cucina a domicilio capace di portare l’esperienza di un ristorante stellato direttamente nel salotto di casa. Il suo “cavallo di battaglia” era una promessa di calore umano e alta gastronomia: «Vengo io da te e ti cucinerò un piatto che non hai mai assaggiato prima». Un’offerta irresistibile per uomini soli.
La sera dell’appuntamento, la donna entra in casa carica di ingredienti. Il piatto forte sono gli spaghetti allo scoglio. L’uomo si fida, assaggia, mangia. Ma bastano pochi bocconi perché il potente sedativo, mescolato sapientemente alla salsa, faccia effetto. Il 68enne crolla in un sonno profondo. Mentre lui è inerme, la sedicente chef sottrae 10mila euro in contanti, un orologio di pregio, documenti e carte di credito. Quando il figlio dell’uomo, preoccupato per il silenzio prolungato del padre, arriva nell’appartamento insieme ai sanitari del 118, trova il genitore sprofondato in un sonno indotto.
L’indagine dei carabinieri del nucleo operativo di Venaria è partita da una pentola di spaghetti rimasta sulla tavola. Quell’avanzo di cena è diventato la prova regina: i tossicologi hanno isolato tracce massicce di benzodiazepine, lo stesso principio attivo rinvenuto nel sangue della vittima. Ma la vera sorpresa è arrivata scavando nella vita della “chef del sonno”. La donna portava avanti una truffa parallela ai danni dello Stato: sosteneva di essere affetta da una patologia invalidante che la costringeva su una sedia a rotelle, tanto da aver avviato le pratiche per l’invalidità permanente. Una messinscena smentita dalle telecamere. Nei filmati si vede una donna scattante, che cammina agilmente con la refurtiva sottobraccio.
Il compagno della donna era il “regista” dietro le quinte. Era lui a recuperare i farmaci e a gestire i telefoni intestati a prestanome per evitare le intercettazioni. Durante la perquisizione in casa della coppia, i militari hanno trovato un’agenda con un elenco di probabili bersagli. Una prova di premeditazione che ha portato il gip di Ivrea a disporre la custodia cautelare in carcere per entrambi.
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