Elezioni e territorio, la formula vincente per la fondazione San Giacomo della Marca: «Gestione associata dei servizi e partenariati»
L’ANALISI del presidente Massimo Valentini: «Le sfide sono tante ed impegnative ed occorre una comunità disposta ad assumersi questa sfida, sia nella sua componente politica che nella sua componente sociale. O si accetta questa sfida o la decadenza dei nostri territori sarà inarrestabile»
Riceviamo da Massimo Valentini, presidente della Fondazione San Giacomo della Marca, e pubblichiamo:
Il prossimo mese di maggio nelle Marche si vota in 25 comuni, di cui 8 nella provincia di Fermo tra cui Fermo, e 4 nella provincia di Ascoli tra cui San Benedetto del Tronto. Sarà interessante valutare i programmi delle varie coalizioni per comprendere quale visione di sviluppo locale viene portata avanti dalle varie forze politiche. Il contesto che caratterizzerà nel prossimo futuro la nostra regione sarà dato soprattutto dai vincoli della finanza pubblica. Gli investimenti legate al Pnrr e ai fondi del Sisma sono nella fase finale, i vincoli di bilancio imposti dal Patto di Stabilità sono rigidi, a breve inizieranno gli ammortamenti dei prestiti ricevuti dall’Europa, inoltre il Governo si è impegnato per spese militari pari al 5% del Pil. È palese che i margini della finanza pubblica per investimenti sociali di varia natura appaiono fortemente ridotti, ma nello stesso tempo le necessità di una transizione guidata della nostra struttura socio economica è molto urgente se si vuole salvaguardare lo standard del servizio pubblico avuto nel passato e nello stesso tempo mantenere un’attrattività del territorio, sia per la sua vivibilità che per l’offerta di servizi e prodotti ad altri mercati.
I segnali non sono positivi e si vedono chiari segni di cedimento sia nella qualità dei servizi, sia nella capacità di trattenere i giovani in regione o sostenere le necessarie innovazioni nella struttura socio-economica. Preoccupa inoltre la crescente conflittualità tra Comuni piccoli e grandi, costieri e interni. Che fare? Innanzitutto occorre avere una visione di sviluppo senza la quale si rincorrono risultati di breve periodo sempre più mediocri, incapaci di dare una svolta, al contrario incentivando il decadimento del territorio. L’idea forte di una visione di sviluppo appare la sostenibilità che necessariamente introduce in azioni che hanno un respiro di lungo periodo e che perseguono congiuntamente indici di qualità ambientale, di qualità sociale e governance partecipate e sussidiarie. Non abbiamo bisogno di musei ambientali dove non c’è più vita, ma di una vita sociale strutturata capace di attrarre residenti, visitatori e buyer esaltando tipicità e innovazioni. Come è possibile raggiungere questi risultati? Innanzitutto occorre una governance adeguata, che non può essere garantita dal singolo Comune, sia esso piccolo o grande. Per affrontare la complessità delle problematiche e perseguire la visione della sostenibilità devono essere superate due forti criticità nella gestione delle politiche locali.
In primo luogo è imprescindibile puntare alla gestione associata dei servizi e a co-progettazioni condivise in aree territoriali omogenee su cui ancora si riscontra una irragionevole resistenza, nella definizione delle politiche e della loro gestione occorre inoltre coinvolgere i corpi intermedi, Enti del Terzo Settore, imprese e le varie forme di associazionismo superando una visione paternalistica che riduce il tutto a forme di collateralismo finalizzate esclusivamente al consenso politico, una impostazione che ha portato alla crescente distanza tra politica e società. Occorre essere realisti con le risorse che potranno essere utilizzate per queste politiche, da questo punto diverrà strategico avere una visione sui grandi investimenti che comunque verranno fatti sul territorio. Esempio eclatante è il tema terza corsia dell’A14 nelle Marche sud, che da notizie di stampa dovrebbe implicare un investimento complessivo di 5 miliardi con l’ipotesi proposta da Aspi che prevede terza corsia da Porto Sant’Elpidio a Pedaso e mini-arretramento di un senso di marcia a 3 corsie da Pedaso e San Benedetto del Tronto. Ipotesi fortemente contestata per le problematiche di questo tratto di costa certificato a grave rischio frane, come altre aree in Italia assunte agli onori della cronaca proprio in questi mesi. Contestata inoltre perché con un investimento alternativo si potrebbe non solo salvaguardare la costa, ma riconnettere le aree interne in grave crisi, attraverso la realizzazione di una bretella autostradale a 4 corsie arretrata da Porto Sant’Elpidio a Mosciano/Teramo. Buona parte della politica locale e regionale inizialmente si è accodata acriticamente all’ipotesi di Aspi, è ora che la politica locale e regionale prenda una nuova e chiara posizione se vuole perseguire questa visione di sviluppo sostenibile utilizzando un polmone di finanza unico in questi tempi. L’altro aspetto che diverrà sempre più strategico per la penuria di finanza pubblica saranno i partenariati pubblici e privati per la valorizzazione, riconversione di tanto patrimonio pubblico abbandonato che potrebbe offrire nuove opportunità di sviluppo ed innovazione. Le sfide sono tante ed impegnative ed occorre una comunità disposta ad assumersi questa sfida, sia nella sua componente politica che nella sua componente sociale. O si accetta questa sfida o la decadenza dei nostri territori sarà inarrestabile.
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