Maltrattato dal figlio per i soldi della droga: il padre non si costituisce parte civile

Si è aperto oggi davanti al giudice Marco Verola il processo a carico di un 38enne napoletano accusato di maltrattamenti in famiglia nei confronti del padre e della moglie di quest’ultimo. Il magistrato ha disposto il rinvio della prossima udienza al 14 gennaio, quando verranno ascoltati come testimoni il padre, la moglie e due agenti di polizia giudiziaria intervenuti nel corso degli episodi contestati. Il padre, indicato come persona offesa nel procedimento penale, non si è costituito parte civile nel processo contro il figlio. Il procedimento arriva in aula dopo la richiesta di giudizio immediato formulata dalla Procura di Perugia che ha coordinato le indagini attraverso il pubblico ministero Annamaria Greco.
Il gomito sul collo Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l’uomo «ha bloccato il padre sul letto premendogli il gomito sul collo per soffocarlo», episodio ritenuto tra i più gravi del quadro accusatorio. Il 38enne (difeso dall’avvocato Lucrezia Fanelli) è ritenuto responsabile di una serie di condotte vessatorie e aggressive, messe in atto «nonostante il provvedimento di ammonimento (6 maggio 2024) e di avviso orale del questore (6 giugno 2025)». Le indagini della Procura descrivono una situazione familiare segnata da continue richieste di denaro da parte dell’imputato, finalizzate, secondo l’accusa, all’«acquisto di bevande alcoliche e di sostanze stupefacenti». Dinanzi ai rifiuti, l’uomo avrebbe assunto «condotte aggressive», con episodi di violenza verbale rivolti anche alla moglie del padre che tentava di difendere il coniuge: «Fatti i c… tuoi, vaff…, togliti dai c…, non sei mia madre, se io chiedo i soldi a mio padre tu non devi dire nulla, pensa ai tuoi figli».
Indagini Tra gli elementi raccolti nel fascicolo figurano anche danneggiamenti all’interno dell’abitazione di Bastia Umbra, dove la famiglia viveva, con «violenza sulle cose» e distruzione di porte e altri oggetti. L’episodio più grave risale al 29 aprile 2024, quando, secondo l’accusa, il 38enne avrebbe tentato di soffocare il padre «bloccandolo sul letto, tenendo con una mano entrambe le braccia e premendogli il gomito sul collo». Più recente l’intervento delle forze dell’ordine del 19 ottobre 2025, scattato dopo l’ennesima richiesta di denaro: «Richiedere ancora somme di denaro – si legge nel capo di imputazione – tanto che la situazione degenerava in una accesa discussione che imponeva l’intervento delle forze dell’ordine e il successivo allontanamento dell’uomo dalla abitazione affinché la situazione fosse riportata alla calma». Le due persone offese, conclude l’atto, vivevano «in uno stato di prostrazione da rendere la convivenza intollerabile».
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