Umbria

Strumento di dialogo, cooperazione e costruzione della pace: alla Sala dei Notari incontro sul ruolo globale dello sport 

Venerdì 10 aprile si è tenuto a Perugia il “Perugia Sport Geopolitics Summit 2026” promosso dalla Fondazione SportCity e dal Comune, con il sostegno della Regione Umbria. Durante l’evento che ha esplorato il legame tra sport, geopolitica e politica e svoltosi alla Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, sono state affrontate tematiche inerenti la diplomazia sportiva, il ruolo dello sport negli equilibri internazionali, così come i relatori si sono soffermati sulle prospettive legate alle Olimpiadi, anche alla luce di quelle invernali di Milano-Cortina appena andate agli archivi. Nel corso del pomeriggio è emersa con forza la funzione dello sport come strumento di dialogo, cooperazione e costruzione della pace, ma anche come ambito sempre più intrecciato alle dinamiche geopolitiche globali.

Candidatura In apertura è stato proiettato lo spot della candidatura di Perugia a Città europea dello sport 2028, a sottolineare come il summit si inserisca in un più ampio percorso di valorizzazione dello sport quale leva di sviluppo culturale, sociale e internazionale per il territorio.

I lavori moderati dal giornalista Jacopo Volpi, sono stati introdotti da Fabio Pagliara, presidente della Fondazione SportCity, e da Pierluigi Vossi, assessore allo sport del Comune di Perugia, che hanno illustrato visione e obiettivi dell’iniziativa.

Ferdinandi «Perugia ha voluto ospitare questo summit perché crediamo che lo sport è un linguaggio universale capace di costruire relazioni e di tenere aperti spazi di dialogo anche nei contesti più difficili – ha spiegato la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi -. Parlare di sport significa inevitabilmente parlare anche di pace. È anche per questo che Perugia investe nello sport come leva di sviluppo culturale e sociale, dentro un percorso che guarda alla candidatura a Città europea dello sport 2028 come a una visione di città più inclusiva e aperta».

Pagliara «Parlare di geopolitica dello sport vuol dire parlare di futuro, con una visione glocal: locale, al servizio dei cittadini, e globale, perché lo sport incide sulle politiche internazionali – ha aggiunto Fabio Pagliara, presidente della Fondazione SportCity -. I valori dell’olimpismo e della pace si confermano strumenti decisivi anche nelle dinamiche geopolitiche».

Meloni «Lo sport rappresenta un insieme di valori che attraversa tutte le politiche pubbliche: benessere, salute, prevenzione, inclusione, socialità e promozione del territorio» – ha poi puntualizzato l’assessora allo Sport della Regione Umbria, Simona Meloni.

Malagò «Le dinamiche internazionali e i conflitti incidono sempre più anche sul mondo sportivo e sulle grandi manifestazioni – ha precisato Giovanni Malagò, presiedente Fondazione Milano-Cortina 2026. La diplomazia può svolgere un ruolo significativo, ma si confronta con equilibri complessi. Sarà fondamentale individuare strumenti e risposte adeguate per tutelare il valore dello sport e affrontare le sfide future».

Buonfiglio «In un mondo segnato da tensioni e conflitti – il pensiero del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio -, lo sport resta uno spazio di confronto e mai di scontro, un messaggio di fratellanza che unisce i popoli».

Ginetto «È necessario affrontare, in modo trasversale e apolitico, il rapporto tra sport, politica e geopolitica – ha dichiarato Luca Ginetto, caporedattore Rai Tgr Umbria – . È un tema che riguarda tutti e che merita attenzione e approfondimento».

Stelitano Sentito anche l’intervento di Antonella Stelitano, scrittrice e vincitrice premio Bancarella sport 2021. «In un mondo che si va sempre più focalizzando su ciò che c’è di divisivo rispetto a ciò che unisce, che sceglie il “minilateralismo” al posto del dialogo multilaterale, lo sport resta un modello etico di convivenza che può ancora insegnarci qualcosa».

Gasparri «Discutere dei rapporti tra sport e geopolitica è ancora una rarità nel nostro Paese. Farlo a Perugia ha poi un valore speciale, perché il tema della pace, che in questa città e nelle terre umbre ha avuto nel corso dei secoli grandi testimoni profetici – ha sottolineato il saggista, studioso e collaboratore di Limes, Moris Gasparri -, era centrale anche per le figure della civiltà europea che hanno creato lo sport moderno e le sue competizioni».

Benassi «Lo sport è auspicabilmente chiamato anch’esso a svolgere la sua parte anche nella geopolitica – il pensiero di Pietro Benassi, ambasciatore, ex rappresentante permanente d’Italia in Europa. Ripartire dal dialogo è tappa obbligata. Lo sport costituisce un asse di rilievo di quel soft power necessario in ogni processo di pace e non solo».

Argento «La cultura, come lo sport, è una vera infrastruttura della democrazia e della pace. È ciò che costruisce senso critico, consapevolezza e capacità di dialogo tra individui e popoli» – ha sottolineato Angelo Argento, presidente Cultura Italiana.

Bianchedi «Il convegno rappresenta un’opportunità unica per riflettere sul futuro dello sport a livello globale. Il movimento olimpico – ha aggiunto la dirigente sportiva Diana Bianchedi – ha la responsabilità di trasmettere valori concreti di unità, sostenibilità e crescita, affinché lo sport diventi un vero catalizzatore di cambiamento sociale».

Berruto «Chi dice che lo sport e la politica debbano restare separati dice una sciocchezza, o quanto meno un’imprecisione storica clamorosa – la puntualizzazione del deputato della Repubblica Italiana, Mauro Berruto -. Ho provato a raccontare questo inevitabile abbraccio nel corso della storia. Sport e politica continuano e continueranno a intrecciarsi, a condividere destini di pace e di guerra e saperlo permette di prevenire le distorsioni e il senso di soffocamento che quell’abbraccio può determinare».

Vossi «Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza un concetto fondamentale: lo sport non è un mondo a parte – ha chiosato l’assessore Vossi -. Quello che è emerso non è se politica e sport debbano dialogare, quel dialogo già esiste. La vera sfida è capire come governarlo: con quali regole, con quale visione, con quale senso di responsabilità. Serve una nuova consapevolezza giuridica, istituzionale e culturale. Servono operatori capaci di leggere lo sport non solo per ciò che accade in campo, ma per ciò che rappresenta fuori dal campo. Serve il coraggio delle scelte, la volontà di costruire insieme le regole di un sistema sportivo maturo, inclusivo e consapevole del proprio ruolo nella società». 

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