via al libero ad un piano per nuove strutture

Con un voto unanime, l’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Sarah Bistocchi, ha approvato una mozione promossa da Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega) e firmata in Aula, dopo alcune minime modifiche al dispositivo, anche dalla maggioranza, sul tema concernente la “Carenza strutturale degli impianti di cremazione in Umbria: attuazione del Piano Regionale di coordinamento e misure urgenti a tutela dei cittadini”. Attraverso questo atto di indirizzo, viene impegnata la Giunta a: “dotarsi nel più breve tempo possibile del Piano regionale di Coordinamento per la realizzazione degli impianti crematori, previsto dalla Legge 130/2001, con indicazione del fabbisogno territoriale minimo e dei criteri vincolanti di localizzazione per la realizzazione di almeno due nuovi poli crematori; avviare un percorso di condivisione in Commissione insieme all’assessore competente per poter valutare la predisposizione di misure di mitigazione economica per le famiglie umbre.
In aula è stato spiegato che, ad oggi, Perugia conta un forno crematorio e che è prevista entro l’anno una nuova struttura, per andare incontro alle esigenze delle famiglie umbre. Questo dimostra come il sistema della cremazione in Umbria sia limitato e scarno a fronte di una richiesta crescente, che è costretta, a prezzi maggiori, a rivolgersi fuori regione. Nella mozione si evince che “le imprese funebri e le famiglie umbre sono costrette a ricorrere agli impianti di Viterbo per il sud della regione, di Arezzo e Siena per l’area centro-settentrionale, e fino a Fano, San Benedetto del Tronto e Cesena lungo la direttrice adriatica”.
L’aggravio economico è notevole: le tariffe per ‘non residenti’ possono superare i 593 euro – a fronte dei 290 euro riservati ai residenti perugini – cui si aggiungono costi di trasporto compresi tra 200 e 400 euro a trasferimento. Per un nucleo familiare residente nel Ternano o in altri Comuni del territorio regionale, la cremazione può dunque comportare una spesa quasi tripla rispetto a quella sostenuta da una famiglia del capoluogo. Secondo stime di settore, l’assenza di una rete regionale di crematori comporta per l’Umbria una perdita annua di risorse finanziarie compresa tra 600mila e 1 milione di euro, che si riversa nei bilanci di enti locali di altre regioni.
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