La Casa Bianca di Trump contro Clooney dopo le critiche: “Crimini di guerra? I suoi film terribili”

La Casa Bianca risponde a George Clooney e lo fa scegliendo il registro dello scontro diretto. «L’unica persona che commette crimini di guerra è George Clooney, per i suoi film terribili e la sua pessima capacità di recitare», attacca il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, liquidando così le accuse dell’attore e riportando la polemica su un piano personale.
La replica arriva dopo le parole pronunciate da Clooney, ieri a Cuneo, davanti a 3.000 studenti, durante un evento della Fondazione Crc con la Clooney Foundation for Justice. L’attore aveva preso di mira una frase di Trump sull’Iran – «un’intera civiltà morirà stanotte» – giudicandola non solo inaccettabile, ma tale da configurare un salto di qualità pericoloso nel linguaggio politico.
«Alcuni dicono che Donald Trump va bene», aveva detto Clooney. «Ma se qualcuno dice di voler porre fine a una civiltà, questo è un crimine di guerra. Si può ancora sostenere una posizione conservatrice, ma deve esserci un limite di decenza, e non dobbiamo superarlo».
Non è la prima volta che i due si incrociano in questo modo. Anzi, la loro è una rivalità lunga e stratificata, che affonda le radici in un passato molto diverso. Clooney, democratico, ha raccontato di aver avuto un rapporto cordiale con Trump prima della sua discesa in politica. Da allora, il confronto è diventato sempre più aspro. Trump, notoriamente poco incline a lasciar correre le critiche provenienti da Hollywood ha risposto più volte all’attore con attacchi diretti, definendolo negli anni «una star di seconda categoria», «un attore di terza categoria», «un finto attore che non si è mai avvicinato a fare un grande film» e «un traditore».
L’ultimo capitolo prima di questo scontro risale a gennaio, quando Trump ha criticato la decisione della Francia di concedere la cittadinanza all’attore e alla sua famiglia, definendo i Clooney «due dei peggiori analisti politici di tutti i tempi». E ancora: «Clooney ha ottenuto più pubblicità per la politica di quanta ne abbia mai avuta per i suoi pochissimi e del tutto mediocri film. Non era affatto una star del cinema, era solo una persona qualunque che si lamentava continuamente del buon senso in politica».
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