Stranezze di città, la “vecchina” osserva tutto all’Alessandrino
La macchina proviene da via Liberato Sabbati e procede in salita su via degli Olmi, le persone a bordo hanno alla loro sinistra le arcate dell’Acquedotto Alessandrino, ma non ne sono attratte.
Alla loro destra hanno i cassonetti stradali dell’immondizia e la sporcizia circostante, sono vicinissimi al lungo muro tinteggiato di bianco e pieno di scritte.
Un gruppetto di persone anziane attraversa a piedi la “distrutta e degradata” piazza dell’Acquedotto Alessandrino e risalgono via degli Olmi contromano, meglio avere di fronte le macchine che discendono la strada che fiancheggiare la sporcizia accumulata sulla carreggiata del senso unico parallelo.
Purtroppo le persone non sono curiose, non hanno gli stimoli giusti, hanno un approccio superficiale sulle cose, sono sempre più distratte e poco attente.
La società attuale vive una vera e propria “distrazione di massa”.
Noi di Abitare A Roma invece siamo e vogliamo essere ficcanasi e quando camminiamo o andiamo in bicicletta cerchiamo quei luoghi della periferia romana su cui riflettere e l’angolo tra via degli Olmi e via dell’Uva è un angolo anonimo che però merita un’attenta riflessione.
Ricordate il murale di Maupal che raffiugura la giovane donna araba dai capelli scuri al vento e con la “gellaba e l’hijab”?
È sempre visibile all’angolo tra via degli Olmi e via dell’Uva.
Il murale è sul lungo muro tinteggiato di bianco e pieno di scritte di via degli Olmi ed è a circa dieci metri dai cassonetti stradali dell’immondizia, ma sfugge all’occhio dei più.
Ma che bella sorpresa questa mattina! Ho trovato sul quel lungo muro tinteggiato di bianco un’altra opera realizzata da Maupal (Mauro Pallotta), è nei pressi dell’angolo tra via dell’Uva e via degli Olmi.
Anche questo è un murale e s’intitola “L’occhio di lince“ e fa parte di un progetto di riqualificazione urbana.
Il significato di questo murale
La sentinella del quartiere è la “vecchietta“ che incarnava la figura storica della nonna di quartiere, quella che osservava tutto dalla finestra o dall’uscio di casa.
L’opera sottolinea come la sicurezza e la cura di una zona non dipendano solo dalle telecamere, ma dallo sguardo umano e attento dei residenti storici. I suoi occhi hanno una sfumatura particolare che richiama la vista acuta della “lince”. Il murale è un simbolo di protezione e vigilanza benevola sul territorio.
In un’epoca di sorveglianza digitale, il miglior “antifurto” è il buon vicinato!
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