Il “teorema” di Crotone, Manica temeva di essere intercettato: «Ma che bustarelle… guardatemi il conto»
Da un lato c’è Fabio Manica, l’ex vicepresidente della Provincia di Crotone accusato dalla Procura per aver intascato tangenti sugli appalti dell’ente intermedio, intercettato mentre parlava con una consigliera comunale di Crotone: «Eh guardate… guardate il conto corrente no? Ma guardate il conto corrente, cioè guardatemi il conto corrente, vediamo che sta facendo! Ce guardate il conto corrente». Dall’altro la “smentita” involontaria della stessa interlocutrice: «Eh ma le bustarelle… vengono in contanti». E infine Manica: «Eh le bustarelle…».
Da questa conversazione captata il 4 novembre 2025 dalla Guardia di finanza di Crotone emergerebbe uno dei tentativi di Manica di aggirare, invano, l’attenzione delle forze dell’ordine poiché temeva di essere indagato. Ne sono convinti il procuratore di Crotone Domenico Guarascio e la sua sostituta Rosaria Multari. Che, nell’integrazione di richiesta di arresto del 20 marzo emessa nell’ambito dell’inchiesta “Teorema” a carico di 20 persone, ricostruiscono la strategia dell’ex reggente del Palazzo di via Mario Nicoletta di eludere gli accertamenti degli inquirenti. Come? «Affermando – si legge tra le 39 pagine del documento – l’irrilevanza dei controlli sui propri conti corrente, qualificati come “trasparenti”», nonostante lo stesso Manica fosse «consapevole» che il denaro delle mazzette provenienti dagli affidamenti della Provincia confluiva sui conti intestati a Giacomo Combariati e alla società “Sinergy Plus”, «ma di fatto nella sua disponibilità».
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