Mario Pianesi, il ricordo dei figli: «Le sue idee in anticipo sui tempi, se ne va un amico oltre che un padre»

Mario Pianesi con i suoi due figli, da sinistra Marco e Matteo
di Marco Ribechi
«E’ stato un evento improvviso e inaspettato, grazie a chi ha ricordato nostro papà». A una settimana dalla morte del pioniere della macrobiotica in Italia, Mario Pianesi, fondatore dell’associazione Upm (leggi l’articolo), i due figli Marco e Matteo raccontano gli ultimi giorni di vita del padre, morto a Tolentino dove viveva a casa del figlio Matteo, e i tantissimi attestati di stima arrivati da chi lo aveva conosciuto e aveva tratto benefici dai suoi insegnamenti.

Un momento conviviale in casa
Mario Pianesi negli anni, in particolare nella prima decade del Duemila, era divenuto un vero e proprio personaggio pubblico grazie al suo impegno verso l’ecologia e un’alimentazione più sana e sostenibile. Upm, con oltre 114mila iscritti e centinaia di attività ad essa legate in Italia e all’estero, era di fatto la più grande associazione macrobiotica a livello mondiale.
«Non se ne è andato solo nostro padre – spiega il primogenito Marco – se ne va un grande amico. Nel corso della nostra vita con lui sono stati tanti i momenti di confronto, di conversazione, di convivialità che abbiamo trascorso insieme. Ora, nonostante tutto quello che ha raggiunto, la mancanza più grande è la sua presenza fisica accanto a noi».

Matteo e la moglie Hanna con Mario Pianesi lungo il fiume
Assenza sentita specialmente da Matteo Pianesi che negli ultimi cinque anni aveva convissuto insieme a sua moglie Hannah col padre.
«Lascia un vuoto incolmabile nella mia casa – spiega Matteo – mi mancheranno le nostre partite a carte e la sua estrema fortuna a briscola. Trascorreva le giornate da pensionato, in serenità e in maniera semplice, come sempre aveva fatto anche da giovane. Una conversazione, una partita a carte, una passeggiata. Quando ero piccolo la nostra attività preferita era andare a pesca sul Chienti. Devo dire che in questi giorni in tanti ci hanno lasciato un suo ricordo, anche molte persone che noi non abbiamo nemmeno conosciuto e questo ci fa piacere perché significa che ha saputo conquistare il cuore degli altri».

Mario Pianesi eletto marchigiano dell’anno
Un decesso avvenuto in tranquillità, durante la notte: «Mi piace pensare che sia in linea con il suo vissuto – prosegue Matteo – non avrebbe mai accettato di non essere più autonomo. Quando è successo si trovava a casa mia con mio fratello, io e mia moglie eravamo a Milano per seguire un corso».
«Alcuni giorni prima aveva avuto una caduta che gli aveva causato un trauma alla testa – aggiunge Marco – era andato un po’ giù fisicamente perchè aveva anche un forte dolore all’anca, faceva fatica a muoversi ed era un po’ inappetente. Poi però sembrava essersi ripreso, lo avevo sentito canticchiare e a una mia richiesta se avesse desideri particolari mi rispose che non desiderava nient’altro che stare con i suoi figli. Se ne è andato così, nel suo letto, di notte».

Mario Pianesi durante un incontro per spiegare la macrobiotica
Guardando al passato diverse sono state le fasi della vita di Mario Pianesi: «Possiamo dividerla essenzialmente in tre momenti – proseguono i figli – una prima parte in cui iniziava a muovere i primi passi nella macrobiotica, nello scetticismo generale ma anche conquistando, poco a poco, sempre maggior credibilità».
In questi anni, che arrivano fino agli anni ‘90, Upm navigava ancora in una dimensione strettamente provinciale e, soprattutto agli inizi, Pianesi faceva fatica ad affermare le sue idee anche perché spesso doveva chiedere prestiti per proseguire nel suo percorso. «Negli anni ‘90 poi abbiamo iniziato a vedere ai nostri congressi medici, autorità, il suo sogno che prendeva forma – proseguono Marco e Matteo – alla fine degli anni ‘90 teneva conferenze nelle università con oltre 300 o 400 persone. In quel momento ci siamo resi conto del valore della sua proposta, in tutta Italia c’erano migliaia di persone che lo seguivano, in continuazione aprivano ristoranti o attività associate».
Il culmine però arrivò attorno al 2013 quando Upm assunse una dimensione internazionale: «A quel punto arrivavano addirittura delegazioni dall’estero – proseguono – da Cuba, dalla Mongolia dalla Costa d’Avorio, dalla Thailandia, dall’India. Upm era una realtà consolidata e in alcuni paesi era intervenuta persino nell’agricoltura attuando i principi della macrobiotica MaPi».

Una foto d’epoca della famiglia Pianesi
La vera forza di Mario Pianesi risiedeva però nel suo cuore e nella sua determinazione. Aveva deciso di fare della macrobiotica una missione di vita e la portava avanti insieme a una grande capacità comunicativa: «Riusciva facilmente a diventare amico di tutti – aggiungono i figli – ci stupiva perché in un attimo creava un clima cordiale, era genuino. A netto dell’epilogo di Upm non si può non riconoscere che nostro padre è stato un precursore di temi estremamente urgenti nell’attualità. La cura dell’ambiente, la sostenibilità, l’attenzione per una sana alimentazione sono argomenti che ha posto come fondamentali oltre 50 anni fa e che oggi sono nei discorsi quotidiani di ognuno di noi».
Forse è proprio questa l’eredità più importante lasciata da Mario Pianesi: «Non ci piace parlare di eredità – aggiunge Marco – la macrobiotica è più che altro un’esperienza personale. Una visione olistica dell’uomo in relazione col mondo. Tra i principi guida di nostro padre c’era anche quello di aiutare i più deboli e essere amichevoli e cordiali con gli altri. La nostra gioia è sapere che nell’arco di una vita piena e densa di attività sia riuscito a mettere un piccolo seme nel cuore di tante persone e, attraverso questo seme, contribuire nel tentativo di creare un mondo più giusto e felice».









E’ morto Mario Pianesi, fondatore di “Un Punto Macrobiotico”




