Al Rendano di Cosenza, “Fortunata di Dio”: il teatro racconta la vita di Natuzza Evolo
Al Rendano di Cosenza, il 23 e 24 maggio andrà in scena “Fortunata di Dio”: il teatro racconta la vita di Natuzza Evolo.
COSENZA – Un’opera teatrale può raccontare il miracolo? Può far vibrare lo spettatore tra fede, quotidiano e straordinario? Può restituire la complessità di una figura che vive al confine tra storia, fede e immaginario collettivo, senza ridurla né a icona devozionale né a semplice personaggio scenico? A queste domande prova a rispondere “Fortunata di Dio”, in debutto al Teatro Rendano di Cosenza il 23 e 24 maggio, dedicata alla vita della mistica calabrese Natuzza Evolo, conosciuta in tutto il mondo come “Mamma Natuzza”.
Scritta da Ruggero Pegna e Andrea Ortis, rispettivamente produttore e regista, l’opera si avvale di un impianto artistico di alto profilo: le musiche originali del maestro Francesco Perri, le scenografie di Lele Moreschi, luci ed effetti speciali di Virginio Levrio e la consulenza storica di Gianmario Pagano. Ortis, già autore di grandi produzioni come “La Divina Commedia Opera Musical”, “Van Gogh Café” e “Frida”, affronta il racconto di Natuzza con un approccio chiaro e radicale: restituire la semplicità di una donna straordinaria senza tradirne la potenza, restituire il sacro senza artifici, lasciare che sia l’umanità a farsi miracolo. Il cast vede Annalisa Insardà nel ruolo di Natuzza Evolo, affiancata da Ortis stesso, Leonardo Mazzarotto, Gipeto, Michele Radice, Valeria Zazzaretta e Luca Attadia.
Fortunata di Dio: un racconto in tre dimensioni
L’opera si sviluppa su tre direttrici narrative. La prima è quella della ricostruzione storica, che attraversa l’intera parabola biografica di Natuzza Evolo: dalla nascita a Paravati il 23 agosto 1924 fino alla morte il 1° novembre 2009, coincidente con la solennità di Tutti i Santi. Una vita che, nella percezione dei devoti, non si esaurisce nel dato biografico, ma si estende nella dimensione testimoniale e spirituale. La seconda è la costruzione scenica degli episodi emblematici: l’incontro quotidiano con la sofferenza, la pratica costante dell’accoglienza, la centralità della preghiera come forma di intercessione e relazione. È qui che il personaggio si definisce nella sua dimensione più umana e relazionale.
La terza direttrice riguarda un elemento meno frequente nella rappresentazione teatrale della spiritualità popolare: il confronto interno alla Chiesa. Il dibattito che accompagna la figura di Natuzza sin dai tempi di Padre Gemelli si intreccia con la riflessione teologica e con le valutazioni istituzionali, fino alla recente apertura della causa di beatificazione e al riconoscimento di Serva di Dio nel 2019. Questa tripartizione consente all’opera di non ridurre il personaggio a icona devozionale, ma di restituirlo come figura attraversata da tensioni interpretative: tra esperienza mistica, lettura ecclesiastica e devozione popolare. Un impianto drammaturgico che consentirà al pubblico di osservare la figura di Natuzza in tutta la sua complessità: donna, madre, mistica.
I fenomeni straordinari legati a Natuzza Evolo
Dal 23 agosto 1924 a Paravati di Mileto (VV) fino al 1° novembre 2009, giorno della sua scomparsa, Natuzza Evolo ha vissuto immersa nel dolore e nella speranza dei suoi devoti. Ha incarnato una forma di religiosità profondamente radicata nel territorio calabrese ma proiettata oltre i suoi confini. Ogni giorno accoglieva centinaia di persone, diventando punto di riferimento per chi cercava conforto e sostegno spirituale. Attorno alla sua figura si è sviluppato un ampio patrimonio narrativo devozionale: bilocazioni, stigmate, apparizioni, dialoghi con figure sacre. Elementi che, al di là della loro interpretazione teologica o storica, hanno contribuito alla costruzione di un immaginario collettivo stabile, in cui esperienza religiosa e tradizione popolare si sovrappongono.
La forza di una parola: “mamma”
La parola mamma scandisce l’intera rappresentazione, risuonando come un motivo profondo e universale. Non è soltanto maternità spirituale, ma presenza concreta e quotidiana: madre di cinque figli, custode di vite, mani sempre pronte ad accogliere. In Natuzza, l’amore diventa un filo invisibile che unisce palco e platea, umano e divino, trasformando ogni gesto in un ponte tra cielo e terra.
Un allestimento immersivo
La scena è un viaggio: proiezioni immersive, luci, dispositivi di effetto scenico curati da Virginio Levrio, con scenografie di Lele Moreschi e un impianto musicale originale firmato da Francesco Perri, già premiato al Winter Film Awards di New York per la migliore colonna sonora di un’opera dedicata a San Francesco di Paola. Francesco Perri, firma un accompagnamento musicale che non è solo sottofondo, ma parte integrante del racconto. Ogni nota è pensata per far sentire il pubblico dentro Paravati, dentro la Calabria, dentro la vita di Natuzza. La musica non assume funzione accessoria, ma diventa struttura narrativa parallela: un dispositivo emotivo che accompagna e amplifica la rappresentazione, fino a includere anche il silenzio come elemento drammaturgico attivo. Musiche avvolgenti e silenzi che vibrano come note sospese nell’aria. L’obiettivo è quello di tradurre in forma teatrale ciò che nella tradizione popolare viene percepito come esperienza liminale tra umano e trascendente.

Natuzza Evolo: una storia di comunità e fede
La figura di Natuzza Evolo è profondamente legata al territorio calabrese. La sua Chiesa a Paravati, realizzata secondo le indicazioni ricevute in visione dalla Madonna, aperta ufficialmente al culto nel 2022 e elevata a Santuario nel 2024 dal Vescovo Attilio Nostro, è oggi meta di devoti e pellegrini da tutto il mondo. Le opere da lei ispirate – il Santuario Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, la Villa della Gioia per malati e anziani, i Cenacoli di Natuzza sparsi in tutto il mondo – incarnano la sua missione di amore e solidarietà. Gli utili derivanti dall’opera saranno devoluti alla Fondazione stessa, presieduta da don Pasquale Barone, altro sacerdote che le è stato vicino per tutta la vita. Un segno concreto che la testimonianza di Natuzza continua a generare bene e speranza.
Quando il teatro diventa testimonianza
«Vogliamo raccontare Natuzza con verità e rispetto- affermano Pegna, Ortis e Perri-. Il teatro diventa strumento di testimonianza. Non servono effetti speciali: è l’umanità a farsi miracolo». Il 23 e 24 maggio, Natuzza Evolo tornerà tra noi, sul palco, attraverso un racconto che unisce fede, storia, territorio e amore universale. Una Calabria che parla al mondo attraverso la voce di una delle sue figlie che più profondamente hanno incarnato luce e spiritualità.
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