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Disastro azzurro: adesso i fari sono puntati su Gravina

Il “non c’è 2 senza 3” così tanto temuto, ahinoi, c’è. Il 3 è arrivato e fa più male dell’1 e del 2 proprio perchè adesso il dolore è triplicato. “Sarebbe un disastro inimmaginabile non poter centrare per la terza volta la qualificazione ai Mondiali. Non per il risultato, ma per il non essere riusciti a trovare la soluzione a un progetto”. Parole di Gabriele Gravina pronunciate durante un’altra giornata nera della Nazionale. Era il 30 giugno 2024 e mentre a Iserlohn si smontava “Casa Azzurri”, in sede di bilancio di un Europeo tristemente chiuso agli ottavi contro la Svizzera, il numero 1 del calcio italiano confermava Luciano Spalletti e fissava, anzi ribadiva, l’obiettivo Mondiali2026. Lo abbiamo fallito. Di nuovo, un’altra volta e ancora.

Non con Spalletti che, neanche un anno dopo quella conferenza di Iserlohn, era già stato esonerato. Al suo posto, dopo il garbato “no grazie” di Claudio Ranieri, il campione del mondo Rino Gattuso, cuore azzurro costretto a inseguire l’obiettivo quando già il cammino, se non compromesso (Spalletti perse 3-0 in Norvegia e vinse la seconda solo 2-0 con la Moldova) era diventato una montagna da scalare.

La mancata qualificazione più sorprendente di tutte, la più dolorosa proprio perché si restava a casa da detentori del titolo continentale, appena un anno dopo le notti magiche di Roma e Wembley. Forse qui si potrebbe anche parlare di fallimento annunciato, dal momento che dopo il deludente Europeo tedesco con Spalletti in panchina, si è ripartiti con lo stesso ct alla guida e con le tre sberle prese a Oslo nella prima gara di qualificazione in casa della Norvegia. Lì il presidente Gravina decise che bisognava resettare e ripartire. L’attuale allenatore della Juventus svelò a sorpresa l’esonero prima della gara casalinga contro la Moldova vinta 2-0.

Da lì in poi, dopo il no di Claudio Ranieri, spazio a Gennaro Gattuso, monumento del calcio azzurro, campione del mondo nel 2006 con l’Italia di Lippi, ovvero il ct che in “Ringhio” vede il suo possibile erede, quello che, tra i tanti campioni di allora oggi allenatori, ritiene gli somigli di più. Ha lavorato con il cuore come sempre, ha tolto dalla mente dei suoi giocatori esasperati tatticismi, parabole e discorsi logorroici. Ha scelto il pragmatismo, il dialogo, l’esaltazione del senso di appartenenza. Non è bastato. Ha fallito anche lui che sentiva il “peso di un Paese sulle spalle”. Ha meno colpe di tutti, le ha prese solo contro la Norvegia, è fuori dai Mondiali e chissà di che altro ancora.

Ha raggiunto i play-off, obiettivo minimo, ha superato lo scoglio nordirlandese, poi anche lui, come Ventura prima e (2018) e Mancini (2022) poi, ha fallito cadendo a Zenica, in Bosnia, ai rigori. Attenzione, però, Ringhio ha la percentuale minima delle colpe che vanno distribuite a un intero sistema, perchè come diceva Gravina a Iserlohn non aver centrato la qualificazione al Mondiale significa “non essere riusciti a trovare la soluzione a un progetto”. Per la terza volta.

Significa che i 16enni, ma anche i neo-maggiorenni (nel 2014 troppo piccoli per ricordare la disastrosa spedizione brasiliana), l’Italia quattro volte campione del mondo in Coppa del Mondo non l’hanno mai vista. Ed è imbarazzante, anzi fa male. Nel calcio ci sono i cicli, ma fallire tre volte il Mondiale è da terzo mondo calcistico. E’ la terza Apocalisse consecutiva del nostro pallone, la quarta in totale, la seconda per colpa di una nazione che, con tutto il rispetto, calcisticamente non fa tremare nessuno. Da Belfast alla Bosnia, passando per la Svezia e la Macedonia, per la quarta volta in 68 anni, soprattutto per la terza edizione consecutiva, si giocherà un Mondiale senza l’Italia: nel ’58 fu l’Irlanda del Nord a negare agli azzurri il visto per Stoccolma, nel 2017 furono i nipoti di Liedholm e Nordhal a costringere Buffon e compagni a fare da spettatori in Russia, nel 2022 è toccato alla modesta Macedonia imporre l’alt ai campioni d’Europa di Mancini.

Ma qui il discorso scivola sui vertici federali, dal numero 1 Gabriele Gravina al capo delegazione della Nazionale Gigi Buffon. E’ tutto in discussione, adesso la politica, come sempre fa quando si parla di fallimenti calcistici, comincerà a chiedere teste eccellenti. Eppure la Figc si è mossa per cercare di cambiare le cose, evidentemente con un pò di ritardo, ma il nuovo progetto tecnico sul calcio giovanile, affidato a Viscidi, Prandelli, Perrotta e Zambrotta, fa ben sperare. A voler cercare il lato positivo, quando si tocca il fondo si può solo risalire. Il trionfo di Berlino è un ricordo più sbiadito di quanto non dicano i 20 anni trascorsi.

Da allora il calcio italiano ha vissuto di alti (la finale di Euro2012, il trionfo di Euro2020) e bassi (fuori nella fase a gironi negli ultimi due Mondiali disputati, assente nei tre successivi) e in qualche modo bisognerà ripartire. Forse con un nuovo ct (ma Gattuso meriterebbe un’altra chance), chissà se con una nuova governance. Di sicuro non ci si potrà più cullare tra albi d’oro e ricordi ormai lontani. Restare fuori da un grande torneo è drammatico ma si può rinascere come la nostra stessa storia insegna: dieci anni dopo aver fatto da spettatrice al Mondiale svedese del 1958, l’Italia vinse il suo primo Europeo, ci mise anche meno nel 2021 con il secondo titolo continentale vinto dopo aver lasciato per strada il pass per Russia2018.

La stessa Francia, fuori da Usa ’94, quattro anni dopo trionfò davanti al proprio pubblico, prendendosi anche Euro2000 a spese nostre. La Spagna, per anni, si è portata dietro l’immagine di bella ma perdente, poi ha trovato la chiave per coltivare una generazione d’oro dietro l’altra, dominando in Europa e nel mondo. Una volta messe da parte amarezza, delusione, rabbia e le polemiche che non mancheranno, bisognerà riflettere e agire, subito: il calcio italiano deve uscire da un tunnel che di azzurro non ha proprio nulla.

Critiche a Gravina

“Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina”. Così una nota della Lega.

«Per la terza volta l’Italia esclusa dai Mondiali. Nonostante la grinta degli azzurri e un grande capitano come Gattuso. E così, in totale, saranno 16 gli anni fuori dal torneo più importante del mondo. Una vergogna nazionale senza precedenti. Il Sistema Calcio è da azzerare, i vertici della figc dovrebbero avere la decenza di farsi da parte. Gravina, dopo questo disastro hai solo una cosa da fare: dimissioni immediate! Basta. L’Italia del calcio merita di meglio». Lo scrive sui social la senatrice di Forza Italia, Licia Ronzulli.

«Una vergogna. Essere eliminati dalla Bosnia significa non meritare di andare ai mondiali. E la Bosnia va ai mondiali con la sua dignità. Adesso mi aspetto che il presidente Gravina vada via dalla federazione. Si aprano le porte alle nuove generazioni». Lo afferma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi.


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