Basilicata

Bufera sulla Provincia di Crotone, l’ex vicepresidente Manica al centro di un giro di tangenti: 20 indagati

La Guardia di finanza scopre giro di tangenti alla Provincia di Crotone, indagato l’ex vicepresidente Manica, perquisizioni anche al Comune


CROTONE – Bufera giudiziaria sulla Provincia di Crotone subito dopo le elezioni. La Guardia di finanza ha fatto luce su un presunto giro di tangenti al cui vertice sarebbe stato Fabio Manica, vicepresidente dell’ente in carica fino alla scorsa settimana, consigliere di maggioranza del Comune, rieletto domenica scorsa consigliere provinciale. L’inchiesta vede coinvolti, oltre al noto esponente di FI, una serie di professionisti destinatari di affidamenti pubblici ottenuti dalla Provincia e dai Comuni di Crotone e Cirò Marina. In tutto 20 gli indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione, frode in forniture pubbliche, truffa aggravata e falso. La raffica di perquisizioni disposte riguarda anche uffici della Provincia e del Comune di Crotone.

IL BLITZ

I finanzieri del Gruppo di Crotone, guidati dal maggiore Francesco Ranieri, hanno eseguito il sequestro preventivo di somme e conti correnti per 400mila euro, beni mobili e quote societarie. Sedici le perquisizioni scattate presso studi legali, abitazioni e sedi societarie, a parte quelle presso enti pubblici. Cinque gli interrogativi preventivi notificati ad altrettanti indagati nei cui confronti il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, e la sostituta Rosaria Multari, che hanno coordinato le indagini, hanno chiesto misure cautelari. In particolare, la Procura chiede quattro misure in carcere, tra cui quella per Fabio Manica, e una domiciliare. Gli interrogatori, davanti alla gip Elisa Marchetto, sono fissati per il 7 aprile prossimo. Ottanta i militari entrati in azione in una vasta area della provincia di Crotone ma anche presso una società a Modena.

IL SISTEMA

Operazione “Teorema”, l’hanno chiamata. Ma il teorema di Pitagora non c’entra. Mentre era vicepresidente della Provincia, Manica avrebbe percepito tangenti per affidamenti di lavori presso gli istituti scolastici Pitagora, Filolao, Gravina e Lucifero di Crotone, ottenuti da professionisti e società a lui collegati. Si trattava per lo più di interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico. Inoltre, avrebbe carpito ulteriori somme per affidamenti ottenuti, in forza di atti pubblici falsi, dai Comuni di Isola e Cirò Marina, secondo un preciso meccanismo di ritorno e volturazione. Un sistema grazie al quale, nel giro di 36 mesi, il solo Manica avrebbe percepito oltre 100mila euro di somme indebite.

GLI ACCREDITI

Il passaggio di denaro, secondo l’accusa, avveniva attraverso la società Sinergyplus, di fatto amministrata da Manica, e tramite trasferimenti sui conti del rappresentante legale Giacomo Combariati. L’analisi bancaria svolta dai finanzieri ha consentito di seguire il percorso del denaro, dalle determine di liquidazione dei vari enti agli accrediti sui conti dei professionisti incaricati. In una prima fase, parte del denaro ottenuto dai destinatari degli appalti veniva versato a Sinergyplus. Il secondo step prevedeva il passaggio sui conti dell’amministratore Combariati. La sequenza si concludeva col dirottamento su un conto di Combariati di cui Manica, sempre secondo l’accusa, aveva piena disponibilità. Gli inquirenti hanno anche rilevato prelievi dal conto di Combariati a cui seguivano versamenti su rapporti finanziari intestati a Manica.

SETTIMANE BIANCHE

I fondi così retrocessi sarebbero stati utilizzati, in parte, per scopi strettamente personali da parte di Fabio Manica. I finanzieri hanno rintracciato acquisti di un’auto Bmw, acconti e saldi di settimane bianche, ma anche pagamenti di quote condominiali e polizze assicurative, cene e pranzi. Con disarmante leggerezza, il presunto collettore dei transiti finanziari, Combariati, avrebbe indicato “Manica” nella causale della destinazione di somme. Inoltre, Manica è stato monitorato presso gli sportelli bancari mentre prelevava denaro utilizzando il bancomat di Combariati. Troppe le coincidenze, secondo gli inquirenti, in quella raffica di prelievi da 500 o anche 1000 euro. Le restanti somme rimanevano nella disponibilità di professionisti e affidatari, in base ad accordi ripartizione. Le movimentazioni venivano giustificate mediante fatture per consulenze.

LE INTERCETTAZIONI

I dati bancari, insieme alle conversazioni intercettate, avrebbero fatto emergere un sistema di corresponsioni in favore di Manica per i lavori procurati agli indagati. Emblematica del pactum sceleris sarebbe la conversazione nel corso della quale lo stesso Manica, a proposito del ricavato per un affidamento ai Mercati saraceni di Cirò Marina, direbbe alla coindagata Rosaria Luchetta: «non è un accordo aleatorio. È un accordo fatto sull’importo dei lavori». La replica: «Non ha preso nessun accordo con me senza che tu sapessi nulla. Fabio, tu eri al corrente di tutto».

“TUTTO PRESTABILITO”

Non ci sarebbero spazi a dubbi, secondo l’accusa, sulla pianificazione a tavolino di affidamenti di lavori e servizi ai professionisti legati al presunto sodalizio. Manica emergerebbe come colui che ha l’autorevolezza di imporsi per il rispetto degli accordi e la risoluzione delle problematiche. «Non si è mossa una matita» senza che Manica avesse preso una decisione, direbbe sempre la coindagata. La conferma verrebbe da Combariati che a proposito dei conteggi direbbe che «è già tutto prestabilito».

I CAPI

Ecco l’organigramma della presunta associazione a delinquere. In qualità di consigliere provinciale, Manica aveva delega alla centrale di committenza e alla stazione appaltante. Successivamente, in qualità di vicepresidente aveva delega all’edilizia scolastica. Sarebbe stato il promotore ed organizzatore, colui che impartiva direttive e gestiva la cassa comune in cui confluivano i proventi da ripatire con i coindagati. Suo braccio destro sarebbe stato l’ingegnere Giacomo Combariati, che avrebbe messo a disposizione del gruppo le sue società, destinatarie di affidamenti. Base logistica sarebbe stata la sua Sinergyplus, i cui assetti societari sarebbero stati ridefiniti sulla base delle indicazioni di Fabio Manica e del fratello avvocato, Francesco Manica. Luca Bisceglia, anche lui destinatario di affidamenti, avrebbe svolto funzioni di supporto costituendo società ad hoc.

I PARTECIPI

L’architetta Rosaria Luchetta, oltre a ricevere incarichi professionali, avrebbe messo a disposizione le proprie competenze per recuperare finanziamenti corrispondendo e ricevendo quote pattuite. Il commercialista di riferimento sarebbe stato Alessandro Vallone, sia accettando di divenire amministratore di Sinergyplus e altre società, sia garantendo la redistribuzione dei proventi. Quali “partecipi” del sodalizio sono indicati Luca Mancuso e Andrea Esposito, titolari di società detentrici di quote di Sinergyplus, che avrebbero garantito la redistribuzione indebita dei proventi degli affidamenti. Ma anche la cognata di Fabio Manica, Vicky Ingarozza, intestataria formale di quote di società, e il fratello avvocato Francesco Manica, che avrebbe garantito assistenza legale suggerendo la partecipazione formale della moglie per mascherare la compagine societaria. Accuse, ovviamente, tute da verificare. In qualità di concorrente esterno avrebbe agito Gaetano Caccia. I sequestri preventivi d’urgenza di beni sono stati eseguiti a carico degli indagati Fabio Manica, Giacomo Combariati, Luca Bisceglia, Gaetano Caccia, Alessandro Vallone e di società “strumenti del reato”: Sinergyplus, È Impresa, Kreosolution, Studio tecnico Bl, 3E Ingegneria, le pime due con sedi a Modena e le altre a Crotone.

I FUNZIONARI

Tra i tecnici della Provincia indagati Francesco Mario Benincasa, dirigente del settore Edilizia scolastica, il funzionario Domenico Zizza e il responsabile del settore Bilancio, Michele Scappatura. Indagati anche il responsabile dei Lavori pubblici del Comune di Cirò Marina, Giuseppe Marinello, e il funzionario del Comune di Isola Capo Rizzuto Antonio Otranto. Tra le assegnazioni illegittime contestate la ristrutturazione del centro sportivo Desport da parte della Provincia di Crotone, il ripristino dell’officiosità idraulica ai Mercati saraceni e i lavori al campo di calcio di Cirò Marina, la realizzazione della mensa scolastica a Le Castella. Gli atti pubblici falsi, secondo l’accusa, attestavano fittiziamente le capacità professionali richieste o i controlli preventivi per il valore degli affidamenti sotto soglia, in realtà mai eseguiti.

L’ELENCO

Ecco l’elenco completo degli indagati.

  1. Fabio Manica, di 48 anni, di Crotone.
  2. Giacomo Combariati (42), di Crotone.
  3. Luca Bisceglia (52), di Crotone.
  4. Rosaria Luchetta (47), di Crotone.
  5. Alessandro Vallone (45), di Crotone.
  6. Vicky Ingarozza (42), di Crotone.
  7. Francesco Manica (50), di Crotone.
  8. Luca Vincenzo Mancuso (46), di Crotone.
  9. Andrea Esposito (47), di Crotone.
  10. Gaetano Caccia (50), di Cutro.
  11. Domenico Zizza (62), di Crotone.
  12. Francesco Maria Benincasa (61), di Rocca di Neto.
  13. Raffaele Cavallaro (59), di Cirò Marina.
  14. Giuseppe Marinello (48), di Cirò Marina.
  15. Ariano Astorino (49), di Isola Capo Rizzuto.
  16. Antonio Otranto Godano (56), di Isola Capo Rizzuto.
  17. Michele Scappatura (57), di Isola Capo Rizzuto.
  18. Bina Fusaro (51), di Corigliano Rossano.
  19. Caterina Scavo (31), di Crotone.
  20. Salvatore Valente (36), di Cirò Marina.

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