Ambiente

Tunisia, export di olio d’oliva in forte crescita, ricavi a 670 milioni di euro – Business

La Tunisia ha avviato con un forte
slancio la campagna olearia 2025-2026. Secondo gli ultimi dati
diffusi dall’Osservatorio nazionale dell’Agricoltura (Onagri),
tra novembre 2025 e febbraio 2026 le esportazioni di olio
d’oliva hanno raggiunto le 184,3 mila tonnellate, contro 123,2
mila nello stesso periodo della campagna precedente, con una
crescita del 49,6%. In valore, i ricavi si sono attestati a
2,263 miliardi di dinari tunisini, pari a circa 670,6 milioni di
euro.

   
Il dato conferma il peso strategico della filiera olivicola
nell’export agricolo tunisino, ma mette anche in evidenza un
limite strutturale del settore. La maggior parte delle
spedizioni continua infatti a essere effettuata in prodotto
sfuso, che rappresenta l’88,5% dei volumi esportati, mentre il
prodotto confezionato si ferma all’11,5%, seppure in lieve
miglioramento rispetto al 10,2% della stagione 2024-2025. In
termini di ricavi, il confezionato incide appena per il 15,5%,
segnale che il margine di valorizzazione resta ancora ampio.

   
L’olio extra vergine costituisce l’87,6% dell’intero volume
esportato.

   
Sul fronte dei prezzi, l’aumento dei volumi si accompagna a
una lieve flessione delle quotazioni medie. Nel febbraio 2026 il
prezzo medio dell’olio d’oliva tunisino si è attestato a 12,01
dinari al chilogrammo, pari a circa 3,56 euro, contro 12,51
dinari, circa 3,71 euro, di un anno prima, con un calo del 4%. A
seconda delle categorie, i prezzi oscillano tra 9,22 dinari al
chilogrammo, circa 2,73 euro, e 16,07 dinari, circa 4,76 euro.

   
Per destinazioni, l’Unione europea si conferma il principale
mercato di destinazione, assorbendo il 57,3% dei volumi
esportati. Seguono il Nord America con il 19,3%, l’Asia con il
12,8% e l’Africa con il 6,6%. A livello di singoli Paesi, la
Spagna guida la classifica degli importatori con il 32,1%,
davanti all’Italia con il 20,2% e agli Stati Uniti con il 15,4%.

   
In crescita anche il segmento biologico, che nei primi
quattro mesi della campagna ha totalizzato 22,3 mila tonnellate
esportate per un valore di 297,7 milioni di dinari, equivalenti
a circa 88,2 milioni di euro. Anche qui, però, il confezionato
resta marginale, con una quota dell’8,3%. Il prezzo medio del
biologico è di 13,32 dinari al chilogrammo, circa 3,95 euro, con
uno scarto marcato tra lo sfuso, 12,78 dinari, circa 3,79 euro,
e il confezionato, 19,32 dinari, circa 5,73 euro. In questo
segmento l’Italia è il primo mercato, con il 42% dei volumi,
seguita da Spagna, Stati Uniti e Francia.

   
Nel complesso, i numeri confermano la competitività
internazionale dell’olio tunisino, ma suggeriscono anche che la
vera sfida per il settore non sia soltanto esportare di più. Il
nodo resta trasformare una parte maggiore delle vendite in
valore aggiunto, riducendo la dipendenza dallo sfuso e
rafforzando il posizionamento del prodotto confezionato sui
mercati esteri.

   

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