Marche

Al referendum dei record pure le Marche votano No. Il centrodestra minimizza: «Non è un risultato politico». La sinistra esulta: «È cambiata l’aria»

ANCONA Spazzato via ogni pronostico. Al referendum sulla riforma della giustizia che, tra le altre cose, prevedeva la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il No si è imposto sul Sì. La prima conseguenza è che la Costituzione non verrà modificata. La seconda, più politica, è che il centrodestra incassa una sconfitta dolente dopo una lunga serie di vittorie inanellate negli ultimi anni ad ogni livello. Le Marche, sopra la media nazionale in termini di affluenza (63,77% contro il 58,93%), registrano invece un perfetto allineamento con il dato italiano nel merito del voto: 46,26% per il Sì (339.091 votanti) e 53,74% per il No (393.928), esattamente le stesse percentuali registrate in Italia (con 61.532 sezioni scrutinate su 61.533).

 

Le reazioni

Un mezzo choc per il centrodestra nostrano, che ormai si era abituato a vincere facile. Dalla presa di Ancona nel maggio ‘23, sono state solo bottiglie di champagne stappate per brindare (tolta la tornata di Pesaro del giugno ‘24, ma quella partita era data per persa già al primo minuto di gioco, e il sussulto del 15 marzo con la Provincia di Ancona). E invece questo referendum, politicizzato contro il volere del Governo, è arrivato come una brutale doccia fredda. Fino a ieri mattina, i politici di centrodestra di casa nostra trasudavano ottimismo: «Con un’affluenza così alta vince il Sì, lo dicono tutti gli analisti», il leitmotiv che passava di bocca in bocca. La sveglia delle 15 ha bruscamente interrotto il sogno, diventato incubo: i primi exit poll davano già avanti il No e la tendenza non è più cambiata fino al dato consolidato. Nelle Marche, il Sì l’ha spuntata solo nel Maceratese e nel Fermano; a Pesaro Urbino e nell’Anconetano il No ha vinto a valanga, mentre nell’Ascolano si è imposto di misura. Ma si è imposto pure lì, nella roccaforte del centrodestra. Dopo un primo momento di stordimento, la maggioranza che governa le Marche si è affrettata a gettare acqua sul fuoco, parlando di un voto trasversale e non politico: «Anche il 10% di Fratelli d’Italia e il 15% di Forza Italia ha votato No, non è un voto contro il Governo o contro di noi», l’analisi di altri papaveri di centrodestra. Il governatore Francesco Acquaroli è invece andato dritto al punto senza cercare alibi: «È una vittoria chiara del No, peraltro con una grande partecipazione popolare che va rispettata e accettata». Ma al risultato non ha dato un valore politico: «Ha votato una percentuale di persone molto superiore a quella che si reca alle urne per le elezioni regionali o politiche. Persone che magari non si riconoscono nei partiti ma che in questo referendum hanno pensato che la riforma non avrebbe risolto i problemi della giustizia, o che la giustizia non ha problemi. Nelle Marche abbiamo votato appena sei mesi fa e il centrodestra ha vinto con otto punti percentuali di scarto: in sei mesi non può essere cambiato il mondo. Stavolta non c’era in ballo la politica, ma la giustizia».

L’altra metà del cielo

Non la pensa così il centrosinistra, con il Pd che, una volta tanto, ha potuto esultare senza se e senza ma. «Le Marche hanno risposto con un’affluenza alta, premiando la nostra mobilitazione e quella di tutti i comitati del No – le parole della segretaria regionale dem Chantal Bomprezzi – Questa è la riprova che nelle Marche ci sono le condizioni per lavorare su un’alternativa politica di centrosinistra e per un’idea diversa di governo delle istituzioni. Un segnale di buon auspicio anche per le amministrative del 24 e 25 maggio prossimi». Sulla stessa linea la capogruppo regionale del M5S Marta Ruggeri, secondo cui «gli italiani hanno salvato la Costituzione dalle manomissioni della destra», e l’europarlamentare dem Matteo Ricci: «Vittoria straordinaria delle opposizioni e grande sconfitta per il Governo. È cambiata l’aria», l’esultanza. Insomma, da che punto guardi il mondo tutto dipende: il centrodestra si lecca le ferite e guarda avanti (nella riunione di maggioranza di ieri, anziché parlare dell’esito referendario, si sono concentrati sulla seduta del Consiglio regionale di oggi interamente dedicata alla Sanità); il centrosinistra prova a rialzarsi dalle macerie delle Regionali e avanza con più ottimismo verso le Amministrative: il fatto che a Senigallia, Macerata, Fermo e San Benedetto abbia vinto il No non è sfuggito a nessuno.




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