Referendum, in Umbria un No trainato dai grandi Comuni e dal forte valore politico

di Daniele Bovi
Un No trainato dai grandi Comuni e dal fortissimo valore politico per tutti gli schieramenti. Come in quasi tutte le regioni d’Italia, anche in Umbria il referendum sulla giustizia è stato vinto dal No, che si è imposto con il 51,7 per cento: in termini assoluti 219.751 voti contro i 205.479 del fronte del Sì.
Mappa del voto La geografia del voto, come mostra la mappa di Umbria24, restituisce l’immagine di una regione divisa in due. Partendo da nord, gran parte dell’Alto Tevere — con la rilevante eccezione di Città di Castello e di alcuni centri più piccoli — si schiera per il No, così come il Trasimeno (tranne Passignano), il Perugino, parte dell’Orvietano e della fascia appenninica, in particolare Gubbio, oltre a Foligno, Narni e Terni. Sul fronte opposto, il Sì prevale nella Media Valle del Tevere, in Valnerina e nel resto della provincia di Terni.
I numeri I Comuni in cui il No si è affermato sono stati 38, contro i 53 in cui ha vinto il Sì; singolare il caso di Penna in Teverina, dove i due fronti hanno ottenuto esattamente 290 voti ciascuno. A risultare decisivi per la vittoria del No sono stati soprattutto i grandi centri — in primis Perugia, Terni e Foligno — che con il loro peso demografico hanno orientato il risultato complessivo (nelle tre città si concentra il 40% dei voti per il No). Le principali eccezioni sono Assisi, Spoleto, Todi e Città di Castello, dove ha prevalso il Sì, mentre a Bastia Umbra il No si è imposto di misura. Una frattura, quella tra grandi centri e Comuni più piccoli, tutt’altro che nuova e riscontrabile anche a livello nazionale, dove il No ha ottenuto risultati mediamente più netti nelle città e nei centri medio-grandi.
LA DIRETTA CON TUTTI I RISULTATI E I COMMENTI
I Comuni A Perugia, ad esempio, il No ha superato il 55 per cento dei voti, mentre a Terni si è attestato poco sotto il 53 per cento. A Foligno il No ha oltrepassato il 54 per cento, ma tra i grandi centri il dato più elevato è quello di Gubbio, dove sfiora il 58 per cento. Sul fronte opposto, il Sì prevale a Todi con il 57,6 per cento, mentre a Spoleto e Città di Castello si afferma con poco più del 51 per cento; ad Assisi sfiora il 54 per cento e a Gualdo Tadino arriva a quasi il 60 per cento. Nei Comuni più piccoli il Sì registra spesso margini ancora più ampi: in dieci casi supera il 60 per cento, con il picco di Poggiodomo (75,6 per cento), il Comune meno popoloso della regione. Il risultato più netto per il No si registra invece a Paciano, con il 71,4 per cento, mentre in altri dodici Comuni si colloca tra il 56 e il 64 per cento.
Partecipazione Da segnalare infine i dati sull’affluenza: in Umbria ha votato il 65 per cento degli aventi diritto, terzo valore più alto in Italia dopo Emilia-Romagna e Toscana. A guidare la classifica della partecipazione sono soprattutto piccoli Comuni, ma non solo: il dato più alto si registra a Porano con il 73,2 per cento, seguito da Polino, San Venanzo, Scheggino, Parrano e Lugnano, tutti oltre il 70 per cento. Sopra la media regionale si collocano anche Orvieto (69,3 per cento), Perugia (67,5), Corciano (67,2), Città di Castello (66,9), Amelia (66,5) e Gubbio (66,4). In fondo alla classifica si trova invece Monteleone di Spoleto con il 41,2 per cento, seguito da Vallo di Nera, Valtopina, Norcia, Sellano, Massa Martana, Montefalco, Fossato di Vico e Scheggia e Pascelupo, tutti sotto il 46 per cento. Partecipazione sotto la media anche a Todi (47 per cento), Magione (47), Gualdo Tadino (49) e Umbertide (52).
Voto politico Con un livello di partecipazione così alto il voto ha anche un forte valore politico, che va ben al di là del merito della riforma. Per la premier Giorgia Meloni e la maggioranza che la sostiene il colpo è molto duro: il voto, politicizzato, è stato anche sul governo e rappresenta uno spartiacque in vista delle politiche del prossimo anno e la prima, vera, sconfitta della premier, con annesso addio al premierato. Dall’altra parte, benché l’esperienza dovrebbe aver insegnato che ogni elezione fa storia a sé, il cosiddetto campo largo proverà a sfruttare l’onda lunga del voto e a compattarsi, dovendo però evitare di dilaniarsi sulla leadership in vista delle possibili primarie chieste subito da Giuseppe Conte.
In Umbria Qualche campanello d’allarme suona però anche per la maggioranza che governa la regione. Tolte Trentino e Valle D’Aosta, il 51,7 per cento ottenuto dal No in Umbria rappresenta il dato più basso tra le regioni in cui ha vinto il No, distante dal 58,2 per cento della Toscana, dal 57,2 per cento dell’Emilia Romagna e dal 54,6 del Lazio. Per quanto riguarda invece i capoluoghi di regione, il No ha vinto in tutti e 20, con Perugia quartultima seguita da Venezia, Trieste e L’Aquila. A livello regionale poi pesano i risultati di Città di Castello, Todi, Spoleto e Assisi, “casa” della presidente Stefania Proietti.
The post Referendum, in Umbria un No trainato dai grandi Comuni e dal forte valore politico appeared first on Umbria 24.
Source link


