Epatite A, crescono i casi in Calabria: s’indaga su cozze, frutta e verdura
La trama dell’epidemia del virus dell’Hav è fatta di numeri in crescita e di misteri. I casi, alcuni dei quali ancora da confermare, dovrebbero essere una decina tra Cosenza e Catanzaro. Si tratta di pazienti gestiti clinicamente che presentano epatiti di tipo A non complicate pur se in fase acuta e che non destano particolari preoccupazioni. Quattro sono i ricoveri nel reparto di Malattie infettive della “Dulbecco”, altrettanti in quello di Cosenza. All’“Annunziata”, inoltre, un malato con sintomi meno gravi si trova nel reparto di Gastroenterologia mentre un sesto paziente è stato dimesso venerdì sera.
Martino Rizzo guida l’Igiene pubblica all’Asp di Cosenza ma soprattutto è uno dei principali esperti calabresi nella gestione della profilassi e della guerra ai patogeni. Da giorni coordina le indagini sui casi registrati in tutta la provincia. «Non si tratta di una indagine semplice perché il virus dell’epatite A si diffonde per via orofecale. Non sappiamo perciò con certezza l’origine del contagio, ipotizziamo solo che il virus possa essersi diffuso attraverso il consumo di cozze o mitili che sembra essere l’elemento di congiunzione tra i nostri sei casi, tre dei quali già accertati e altri tre in fase di accertamento. Tutti hanno detto di averne mangiato, chi a casa e chi al ristorante. In ogni caso stiamo cercando di risalire al produttore che potrebbe anche non essere unico».
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