Eni, il satellite green Plenitude esce dal perimetro di bilancio. Il fondo Ares sale nel capitale
MILANO – Riassetto nella galassia Eni. Plenitude, il satellite dedicato alle rinnovabili, si allontana dalla casa madre, che ha avviato con gli attuali fondi azionisti, Ares (20%, prima dell’operazione) ed Energy Infrastructure Partners (Eip, 10%) una riorganizzazione del libro soci della controllata: l’obiettivo è definire una nuova governance, con un controllo congiunto fra Eni e Ares, e di conseguenza deconsolidare la società dal perimetro di bilancio di Eni.


A Eni e Ares il controllo congiunto
Tecnicamente, l’operazione avverrà con un aumento di capitale non proporzionale tra i soci pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui almeno un miliardo sottoscritto da Ares. Le cifre si basano sulla stima di un equity value al 100% di Plenitude pre-money pari a 10,75 miliardi (circa 13,1 miliardi in termini di valore implicito).
Come effetto dell’aumento di capitale, Eni deterrà una quota prossima al 65%, ed è previsto che manterrà su Plenitude presidi di direzione e di coordinamento (ex art. 2497 del Codice Civile) compatibili con il nuovo accordo di controllo congiunto con Ares. Dal punto di vista operativo, i capitali freschi rafforzeranno la struttura patrimoniale della società green, supportando il percorso verso gli obiettivi di 15 gigawatt di capacità installata e 15 milioni di clienti retail al 2030, perseguendo allo stesso tempo un rating investment grade.
Lato Eni, la mossa – subordinata al semaforo verde da parte delle autorità – “è coerente con la strategia di valorizzare le società del gruppo e rappresenta un’opportunità per destinare maggiori risorse alla crescita dei business, alla sicurezza energetica e alla creazione di valore per i propri azionisti”. In passato i manager hanno parlato più volte delle alternative in campo per valorizzare i due satelliti green, Plenitude ed Enilive (mobilità sostenibile), compresa la quotazione in Borsa.
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