Economia

Il ritorno della gestione attiva


Il panorama della consulenza finanziaria sta attraversando una metamorfosi profonda che sposta il baricentro dal semplice prodotto alla qualità della relazione professionale. Raggiunto a margine di Consulentia 2026, Andrea Baron, managing director di Mfs Investment Management Italia, ha sottolineato come l’attuale fase di mercato richieda ai consulenti un’evoluzione necessaria per non restare intrappolati in dinamiche ormai obsolete. Il fulcro del problema risiede in una distorsione percettiva generata dalle performance degli ultimi anni, specialmente nel mercato azionario statunitense. “Sebbene l’indice S&P 500 abbia mostrato numeri straordinari, un’analisi analitica rivela una realtà ben diversa: la crescita è stata trainata da una cerchia ristrettissima di titoli, i cosiddetti Magnifici Sette, mentre oltre la metà delle società quotate non è riuscita nemmeno a battere la performance media dell’indice. Questa dinamica ha creato portafogli involontariamente iper-concentrati, dove l’esposizione verso pochi nomi tecnologici ha raggiunto livelli di rischio specifici preoccupanti, spesso ignorati dagli investitori meno esperti”.

La gestione attiva ritrova centralità

In questo contesto, la gestione attiva riacquista un ruolo centrale non come scommessa sul futuro, ma come strumento di prudenza e diversificazione reale. Baron evidenzia che il compito di un asset manager moderno non sia tanto quello di prevedere variabili macroeconomiche imprevedibili, come le fluttuazioni del prezzo del petrolio o gli esiti dei conflitti geopolitici, ambiti in cui le previsioni hanno storicamente fallito. “Al contrario, il valore risiede nella capacità di selezione fondamentale, ovvero nel saper individuare società con business solidi che il mercato ha temporaneamente penalizzato”, spiega. “Scegliere titoli che hanno perso terreno ma mantengono fondamentali integri permette di ridurre il rischio di perdita permanente del capitale e di offrire una reale alternativa alla saturazione del mercato americano”.

Salvatore Bruno, vice responsabile investimenti di Generali Asset Management, analizza il sentiment degli investitori sottolineando come oggi la priorità sia cercare di capire se le dinamiche geopolitiche in atto condurranno verso una situazione di inflazione in forte ripresa, oppure se gli impatti saranno maggiori in termini di rallentamento se non di recessione. “L’elemento cruciale è la durata del conflitto militare che impatta direttamente sulla dimensione e sulla persistenza dello shock petrolifero in atto”. Gli asset manager si trovano a dover scegliere tra ridurre il rischio di subire ulteriori perdite sui mercati al perdurare della situazione da un lato, e la possibilità che un annuncio a sorpresa da parte di Trump possa innescare un forte recupero dei mercati.

“Al momento lo scenario di base è di una durata contenuta del conflitto, come indica la curva dei prezzi del petrolio con consegna a fine 2026”, analizza Bruno. “I tassi di interesse hanno subito un rialzo per il rischio più immediato di inflazione, ma rimangono ancora entro livelli critici del 3% per il dieci anni Bund e 4,4% per il dieci anni Usa”. Quanto alle scelte di portafoglio, il manager di Generali Am indica preferenza verso “i settori legati all’oro, alla difesa, a una parte della tecnologia e alle utility”.

Il valore aggiunto della diversificazione

In uno scenario in cui si fatica a comprendere come le varie incognite macro potranno incidere nel medio periodo cresce l’importanza della diversificazione. “Quando è una nicchia del mercato a salire, uno potrebbe chiedersi quale sia il motivo di guardare altrove e, soprattutto, quanto di quei guadagni rischierebbe di perdere andando a investire in altre aree”, annota Karen Watkin, portfolio manager multi-asset solutions di AllianceBernstein. “Eppure, la situazione in cui ci troviamo oggi ci insegna che è proprio dalla diversificazione che bisogna ripartire. Perché quello che molti investitori considerano diversificato, in realtà potrebbe non esserlo così tanto”. L’esperta fa un esempio in proposito: avere un’esposizione alle azioni globali può sembrare una scelta ampia e bilanciata, ma la realtà è che circa il 70% del mercato azionario globale è oggi concentrato negli Stati Uniti, rispetto a circa il 50% di 15 anni fa. E all’interno di questa esposizione, quasi il 40% è rappresentato da appena dieci grandi società. “In altre parole, il rischio di concentrazione è molto più elevato di quanto appaia a prima vista”, aggiunge.

Industria alla sfida della longevity

Paolo Fumo, direttore commerciale di Cnp Assicura, sottolinea come l’allungamento della vita rappresenti ormai un megatrend strutturale che richiede risposte concrete da parte dell’industria finanziaria e assicurativa.

“La popolazione italiana continua a invecchiare e, allo stesso tempo, cambiano le strutture familiari e si riducono le reti di supporto tradizionali”. Alcuni dati Istat aiutano a comprendere la portata del fenomeno: gli over 65 rappresenteranno il 32,5% della popolazione nel 2040 e il 34,5% nel 2050, mentre crescerà anche il numero di persone che vivranno sole, fino a circa 10 milioni entro il 2040. A fronte di un’aspettativa di vita che ha ormai raggiunto gli 83,4 anni, il periodo trascorso in buona salute mostra invece segnali di riduzione. “Questo rende sempre più urgente affrontare il tema della longevità non come un rischio da temere, ma come una sfida da gestire con gli strumenti giusti”, è l’analisi di Fumo.

In questo contesto, il ruolo dell’assicurativo, che per definizione guarda al lungo periodo, diventa centrale: dalle soluzioni di rendita e decumulo alle coperture per la non autosufficienza o per le malattie gravi, fino alla previdenza complementare, strumenti che possono contribuire a garantire flussi di denaro stabili e una maggiore autonomia economica nel lungo termine, integrando una pensione pubblica destinata progressivamente a ridursi.

Un passaggio chiave, secondo Fumo, riguarda però anche la consapevolezza dei risparmiatori. “Parliamo molto di longevity, ma spesso si rimanda il momento delle decisioni. Per questo, è fondamentale investire in educazione finanziaria e supportare consulenti e clienti nella costruzione di una pianificazione di lungo periodo”.

Numeri record per Consulentia

Consulentia 2026 ha registrato il record assoluto di presenze con 3.500 professionisti che hanno preso parte all’evento ideato da Anasf. Un risultato che conferma la salute della manifestazione, grazie anche al rebranding della stessa, pensato per raccontare e valorizzare la crescente dimensione culturale in cui il consulente finanziario opera quotidianamente.

“Grazie a tutte le colleghe e i colleghi, i partner, gli attori e le istituzioni che hanno reso possibile questo straordinario traguardo. Consulentia è la dimostrazione concreta della forza di una categoria capace di superare i limiti tradizionali del settore, di competere in uno scenario globale che cambia continuamente e di non adattarsi semplicemente al contesto, ma di superarlo, ridefinendo ogni giorno i propri confini”, ha dichiarato il presidente Anasf Luigi Conte.


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