Friuli Venezia Giulia

Festa del papà, il vescovo Trevisi scuote i padri: “No al padre-padrone e al padre-peluche”

18.03.2026 – 18.30 – Un invito ai padri a riscoprire il proprio ruolo educativo, lontano sia dai modelli autoritari sia da quelli eccessivamente permissivi. È il cuore del messaggio che il vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, ha inviato alle redazioni in occasione della Festa del papà. Nel testo, Trevisi richiama la figura del “papà-educatore”, paragonato a un artigiano attento all’unicità di ciascun figlio. “Siate fieri dei vostri figli, non perché perfetti, ma perché sono i vostri figli”, scrive, sottolineando un modello ispirato anche alla paternità di Dio, che “ama per quello che siamo e accompagna”. Il vescovo invita i padri a essere consapevoli di essere educatori in ogni gesto e parola, capaci di guardare al futuro senza perdere il contatto con la realtà. Un equilibrio che, secondo Trevisi, si traduce nella capacità di indicare una meta, ma anche di valorizzare il presente e accompagnare i figli nei passi concreti della crescita. Nel messaggio viene respinto il modello del “padre-padrone”, che mette soggezione e imprigiona, così come quello del “padre-peluche”, espressione ripresa dal pedagogista Daniele Novara, incapace di indicare una direzione. L’invito è a evitare anche atteggiamenti di distanza o, al contrario, di eccessiva presenza che impedisce ai figli di fare esperienza della fatica e dell’imperfezione.

Trevisi sottolinea l’importanza di educare non solo al successo competitivo, ma ai valori che danno senso alla vita: impegno, responsabilità, amicizia, solidarietà, giustizia e gratitudine. “Non si tratta di rassegnarsi alla mediocrità, ma di accompagnare una crescita dalle molte sfaccettature”, osserva. Nel passaggio dedicato alla famiglia, il vescovo invita i padri a non essere gelosi del rapporto tra figli e madre, riconoscendo la complementarità dei ruoli. “Mostrate riconoscenza e gratitudine per la mamma”, scrive, ricordando che la paternità si inserisce in una relazione più ampia. Il riferimento conclusivo è a San Giuseppe, figura che – secondo Trevisi – “stiamo ora rivalutando” e che rappresenta un modello di paternità capace di resistere nel tempo, anche oltre i momenti di ricatti affettivi. “Solo con la maturità si riscopre Dio Padre come orizzonte su cui tenere fisso lo sguardo”, conclude il vescovo, affidando ai padri il compito di accompagnare i figli con responsabilità e fiducia nel loro cammino di crescita.

[f.v.]




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