quando un processo diventa mediatico

Dal caso Garlasco a quello dei bambini della famiglia nel bosco, dalla vicenda del
poliziotto di Rogoredo alla sentenza di risarcimento della Sea Watch, dal caso della signora Pifferi e
la figlia morta di stenti a quello più datato di Yara Gambirasio. E poi tanti altri casi che riempiono i
pomeriggi televisivi, le pagine dei giornali, libri pro e contro le tesi in campo, e che proseguono il
loro percorso nel vivace dibattito dei social media, talvolta intrecciandosi con il confronto politico.
Siamo di fonte ad una sovrapposizione tra la fase delle indagini e il dibattito pubblico. È evidente
che i talk show e le analisi televisive possono influenzare la percezione della colpevolezza, creando
molto spesso autentici linciaggi mediatici. Questo fenomeno comporta seri rischi per i diritti
fondamentali degli indagati e per la presunzione di innocenza, producendo una forma di
condizionamento emotivo tale da compromettere la serenità e l’autonomia di giudizio del giudice.
Un tema che coinvolge in primo luogo i mezzi di informazione e i giuristi, siano essi avvocati o
magistrati. Il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Siena dedica una giornata di studi a
questo tema. L’evento, intitolato “Tra informazione e interpretazione: le dinamiche del processo
mediatico”, si svolgerà ad Arezzo, nella sala Pieve del palazzo di Fraternita, sabato 21 marzo con
inizio alle ore 10,30. I lavori saranno aperti dai saluti di Mario Perini, direttore del Dipartimento di
Giurisprudenza e Alessandro Palmieri, coordinatore del dottorato di ricerca in Scienze Giuridiche.
Il delicato argomento sarà al centro del confronto fra Stefano Vitelli, il giudice che ricostruirà i
ragionevoli dubbi che lo portarono ad assolvere in primo grado Alberto Stasi poi condannato per
l’omicidio di Chiara Poggi; Gianluca Zanella, giornalista e scrittore, autore del libro “Nel Sangue di
Garlasco”; Gian Marco Baccari, professore ordinario di diritto processuale penale del Dipartimento
di Giurisprudenza di Siena; Sonia Tognazzi, dottore di ricerca nell’Università di Siena, che ha
dedicato i suoi più recenti studi al delicato equilibrio tra segretezza delle indagini e diritto
all’informazione, con particolare riferimento all’etica della comunicazione giudiziaria.
I lavori sono aperti alla cittadinanza, ed in particolare a giornalisti, avvocati, magistrati e
investigatori.
Source link




