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Radaman e Quaresima, a Milano cristiani e musulmani rompono insieme il digiuno: l’Iftar come segno di pace

Pregare insieme e poi sedersi allo stesso tavolo. Domenica 15 marzo, nella chiesa di San Bernardino in via Lanzone a Milano, cristiani e musulmani hanno condiviso l’Iftar, la rottura quotidiana del digiuno durante il Ramadan. Un momento organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio insieme a oltre una dozzina di realtà islamiche della città. L’iniziativa cade in un periodo particolare dell’anno: il Ramadan per i musulmani e la Quaresima per i cristiani. Due tempi religiosi segnati dal digiuno e dalla riflessione che, in questo caso, si sono incrociati trasformandosi in un momento di dialogo interreligioso. Un gesto, come spiegano gli organizzatori, che arriva mentre il mondo continua a essere attraversato da guerre e tensioni, dalle morti nel Mediterraneo ai conflitti che attraversano il Medio Oriente.

Protagonisti della serata sono stati soprattutto i giovani. A prendere la parola sono stati i Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio e i Giovani Musulmani d’Italia, che negli ultimi mesi hanno avviato un confronto sempre più strutturato. “Negli ultimi mesi ci siamo impegnati molto per aprire un dialogo con i giovani di altre religioni”, raccontano i Giovani per la Pace. “Abbiamo incontrato i Giovani Musulmani Italiani e abbiamo scoperto di avere lo stesso sguardo d’amore sul mondo, uno sguardo non polarizzante”. Un punto di partenza che, spiegano, diventa ancora più importante di fronte alle tensioni internazionali. “Dagli incontri come quello di oggi emerge quanto sia fondamentale aprire un dialogo costruttivo e fare in modo che questi momenti diventino la base per costruire un futuro comunitario e di pace”.

Il dialogo, spiegano, nasce spesso da esperienze concrete nei quartieri. Come accaduto a Corvetto, periferia sud di Milano, dove lo scorso 7 marzo Sant’Egidio ha organizzato un Iftar insieme alla parrocchia e alle realtà islamiche della zona. Oltre 350 persone hanno partecipato alla serata. “Abbiamo visto che il dialogo senza frontiere può creare un ambiente di fratellanza tra popoli ed età diverse”, raccontano i giovani della Comunità. “Lo abbiamo vissuto sabato scorso, quando anziane storiche del quartiere hanno condiviso preghiere e dialoghi con le nuove generazioni che lo abitano”. Un’esperienza che per molti rappresenta anche un modo per superare stereotipi e diffidenze. “È necessario abbattere il giudizio e ascoltare coloro che, prima di incontrarli, credevamo diversi da noi”, spiegano ancora i Giovani per la Pace. “Crediamo che questa logica di confronto sia l’unica strada per rispondere alla polarizzazione e alla guerra che governano il mondo”.

Sul fronte musulmano, il messaggio è simile. “Per noi il dialogo fa parte della quotidianità”, spiegano i Giovani Musulmani d’Italia. “Viviamo in un paese in cui la nostra fede non è maggioritaria, quindi cerchiamo sempre di costruire punti di incontro e di rispetto”. Durante l’incontro i giovani musulmani hanno voluto soffermarsi su una parola chiave: pace. “In arabo si dice salam”, ricordano. “Purtroppo non è una realtà che vivono tutti i popoli nel mondo. Pensiamo alla Palestina o ad altri conflitti. Ma prima di tutto sono esseri umani”. Alla serata hanno partecipato anche diversi rifugiati arrivati in Italia attraverso i corridoi umanitari promossi da Sant’Egidio: persone provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan, dal Corno d’Africa, dal campo profughi di Lesbo, dai campi di prigionia in Libia o frequentati le scuole di lingua e cultura italiana di Sant’Egidio. Un segno concreto di come il dialogo interreligioso si intrecci anche con i temi dell’accoglienza e delle migrazioni.

Tra datteri, piatti condivisi e momenti di preghiera, la serata si è trasformata in qualcosa di più di una semplice rottura del digiuno. Un piccolo laboratorio di convivenza in una città che da anni sperimenta il dialogo tra fedi diverse. E proprio i giovani sembrano volerlo tenere aperto. “Ci auguriamo che momenti come questo possano essere un faro di luce e di speranza per la città e per il mondo” dicono. Perché, concludono, “l’unico modo per rispondere alla logica della guerra resta incontrarsi e parlarsi”.

L’articolo Radaman e Quaresima, a Milano cristiani e musulmani rompono insieme il digiuno: l’Iftar come segno di pace proviene da Il Fatto Quotidiano.


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